anni '90

Una giornata tipo degli anni ’90: moda, musica e altri orrori

I ruggenti anni ’90. Gli anni della moda sintetica, musica di plastica e altri orrori vari. Bello, eh? Sì, ma… perché parlarne? Sostanzialmente perché l’altro giorno, tornando a casa ho incrociato per puro caso un vecchio amico, che non vedevo da ‘na cosa come millemila anni. Allorché, tra una chiacchiera e un convenevole, siamo finiti con lui che mi raccontava del figlio.

E di come gli scassava il caz… chiedeva insistentemente un paio di jeans, perché entrato in quella fase tipicamente puberale, che implica lo sfoggio di “oggetti-feticcio” coi quali ottenere un certo prestigio sociale, per arrivare poi all’accettazione e consolidamento della “posizione”, all’interno del gruppo di suoi brufolosi simili. Naturalmente, tutti siamo passati in questa fase, no? Perciò, mentre il mio amico parlava, molto elegantemente mi sono alienato.

Probabile che dal mio sguardo vacuo e senz’anima, si sia reso conto che stavo in una palla tutta mia. Ma tant’è. M’è salito uno di quei flashback alla Peter Griffin proprio, in cui, ho rivisto me stesso a dodici, tredici anni. Il tempo in cui lo scartavetravo senza pietà ai miei, più o meno per gli stessi motivi. Insomma, mi sono passati davanti agli occhi gli anni ’90. A ‘sto punto, perché non provare a ricostruire quella che era una giornata tipo degli anni ’90?

 

anni '90 moda e musica

Dunque, com’era una tipica giornata adolescenziale, compresa fra il 1990 e il 1999? In primis, sul comodino non c’era mica lo smartphone come oggi, eh. Che parte la sveglia bellina, con la canzoncina carina che hai messo tu. No. All’epoca a buttarti giù dal letto c’era la radiosveglia. Il bello di questi affari in sostanza, era la “scelta” che ti offrivano.

Praticamente potevi impostare la sveglia su “Alarm”, dove venivi svegliato di soprassalto da una specie di allarme antincendio che ti mandava nel panico, oppure selezionare “Radio”. Peccato che ogni stazione si prendeva a schifo perciò, all’ora impostata partiva a bomba il delizioso suono di scarica statica che ti faceva sbarrare gli occhi di scatto tipo Nosferatu.

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Sopravvissuto alla stramaledettissima radiosveglia, controvoglia e ancora stonato vai in bagno a fare le consuete abluzioni mattutine. Mentre ti lavi i denti, ti guardi allo specchio e cerchi di dare un senso a quel coso morto sulla testa che chiami capelli. Ora, non è il mio caso ma per buona parte di questo decennio, fra i ragazzi ha fatto furore la riga al centro.

Non voglio dire eh, ma ‘sto taglio, prendendo in esame tutta la popolazione mondiale, sta bene forse a tipo tre persone. I migliori comunque, erano quelli coi capelli ricci che disperatamente s’ appiccicavano il cranio coi kg di gel. Il risultato? Un tragicomico incrocio tra Ugo Foscolo e un bastoncino di zucchero filato.

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Ovviamente, ce n’era anche per le ragazze, che ti credi. Gli incidenti con la lacca per fare il ciuffone alla Kelly Kapowski non si contavano. Magari ad alcune gli andava bene e riusciva. Per il resto, sembrava che t’eri fatta lo shampoo col Cif e la retina per i piatti.

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Com’è come non è, anche se il ciuffo alla Kapowski ha tenuto banco per un bel po’, alla fine venne soppiantato dai fermacapelli “a farfalla”. ‘Na roba semplicemente terrificante.

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A ogni modo, ‘na volta emerso dalla sala del trono di ceramica, ti rendevi conto che la cosa te l’eri presa un po’ troppo a largo. Ergo, era il caso di darsi una spicciata. Con tutta la scioltezza e la disinvoltura che solo chi si muove in mutande può avere, la prima cosa che facevi era controllare lui: lo zaino. Oggetto anni ’90 al centro di molte dispute genitori-figli, che le tensioni tra il partito bolscevico e il regime zarista era ‘na roba da “volemose bene”.

In ogni caso, questi affari nel ’90/’91 costavano all’incirca sessantamila Lire e, uno dei più quotati in assoluto era questo Invicta Jolly. Sinceramente? ‘Sto cosa disegnato da un daltonico l’ho sempre trovato imbarazzante nonché, accattivante quanto le panciere della nonna.

Anni '90

Dopo aver controllato che l’oggettistica scolastica fosse a posto, era il momento di vestirsi. Aprivi l’armadio e bam! Afferravi quella stramaledettissima ed elegante come un occhio nero tuta in acetato. Che se c’avevi il paio di ore di “educazione fisica” da fare, arrivavi a scuola che era un trionfo di colori pacchiani. Praticamente tutti avevano queste tute. I più fashion poi, sfoggiavano quelle della Diadora, residuato bellico dei mondiali del ’94. C’è da dire anche di alcune fra le sacche di resistenza più ardite, che hanno continuato a indossarle fino agli inizi del 2000 e oltre.  A oggi comunque, sono capi quotatissimi in molte campagne dell’est Europa.

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Uscito finalmente di casa, quando andava bene e avevi fatto tutto per tempo c’era persino la possibilità di beccare la coincidenza delle 07:30. Ovvero tuo padre. Che, ammesso e non concesso gli girasse dritta, ti accompagnava con la diligenza. La prima cosa che facevi, ovviamente per la gioia di un uomo che sta andando a lavoro di primo mattino con lo stomaco riempito a 3/4 solo di caffè, era accendere l’autoradio a tutto volume, cercando di beccare quella voce tipo papera di Pezzali. Che nel ’93, starnazzava “Tappetini nuovi Arbre Magique deodorante appena preso che fa molto chic”.

Al di là di questo, menzione speciale va anche al grande Mauro Repetto, cofondatore degli “883”, il cui ruolo era quello di “tenere il palco”, agitandosi come uno che c’ha la sindrome di Tourette. In fondo, erano altri tempi, perché probabilmente, oggi a fare una cosa simile presumo verrebbe abbattuto tipo cavallo zoppo. 

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Sorvolando sulla giornata scolastica, andiamo direttamente al pomeriggio. Fatti i compiti, era il momento di tirare fuori l’agendina e attaccare la pippa al telefono. Naturalmente, messa a cuccia la tuta in acetato da agricoltore moldavo, era tempo di agghindarsi.

Per buona parte degli anni ’90, metti un po’ gli strascichi dell’assurdo “movimento paninaro” del decennio precedente, metti un po’ l’ignoranza, ma per il giovine di tendenza che non si faceva vestire dalla mamma col maglioncino e i polacchini scamosciati, il modello da seguire era il Jovanotti filo-americano. Quello tutto party-hard e Gimme Five, bro. Il peggio, si raggiunse con quel cesso di cappellino Boy.

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Anche le ragazze non è che scherzavano a vestirsi di merda, eh. Se la prima metà degli anni ’90 vedeva le tizie di “Non è la Rai” a farla da padrone, con le bretelle in combo coi jeans ascellari alla Fantozzi, il culmine lo si raggiunse al giro di boa, quando nella seconda metà del decennio fecero la loro comparsa le “Spice Girls”.

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“If you want my future, forget my past If you wanna get with me, better make it fast” cantavano. Eh… e voglio ben dire. In pratica, ci trovavamo negli anni del famigerato “Girl Power”. Cosa che realisticamente parlando, non è che fosse ‘sta gran novità siccome il concetto – più o meno – a sdoganarlo c’avevano già pensato Cyndi Lauper prima e Madonna poi con “Girl just wanna have fun” e “Like a Virgin”.

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In ogni buon conto, l’unico merito attribuibile alle Spice, fu quello di far indossare alle giovini donne italiche del tempo, scarpe allucinanti modello Boris Karloff. Comunemente conosciute come zeppe, perché sinonimo di zoppe. Il meglio in questo senso erano le Buffalo. Che quando beccavi la tipa con ‘ste scarpe che cercava di fare la sensuale, pareva di essere aggrediti da un procione paraplegico.

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Ovviamente, la giornata non era tutta casa e scuola, no. Infatti, c’era spesso la possibilità di partecipare a un “appuntamento ricreativo fra giovani”; o semplicemente festa se preferite. Di solito, era il compleanno di un amico e il luogo casa sua. Cosa accadeva però, quando tutto ciò si svolgeva in un luogo diverso? Tipo localino pezzente di luogo di villeggiatura, per dire. Il genitore apprensivo anni ’90, come riusciva a tener a bada le sue ansie, date da visioni apocalittiche avute guardando i fondi della tazza del caffè?

Eh… nel ’96/’97 fece la sua comparsa il famoso “Motorola StarTac”, apripista dei successivi strumenti di localizzazione genitoriali. Bello, ok. Il problema era però, che ‘sto cesso era appannaggio esclusivo di pochi. Figuriamoci metterlo in mano a un adolescente. Allora che si faceva?

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Niente. Eri tu che dovevi metterti alla ricerca di una cabina telefonica (pulita). Ti venivano consegnati una manciata di gettoni, che a muoverti tintinnavi come un cazzo di portachiavi umano, e avevi l’imperativo di fare rapporto a orari prestabiliti. Pena per la mancanza del compito, un logorante pippone che non finiva più. Ah! Se poi ti capitava male, che la visione nel fondo della tazza era stata particolarmente allucinante (tipo quella più quotata, il rapimento), ti beccavi pure un paio di schiaffoni.

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Facciamo che non c’erano feste a cui andare o nulla da fare in particolare. Il pomeriggio, scorreva pigro, grazie ai “programmi contenitore” che negli anni ’90 spopolavano. Dando a te la possibilità di farti le lampade alle retine, coi cartoni che andavano in onda per quasi tutto il giorno.

Così, arriviamo alla sera. E come se non ne avessi già avuto abbastanza, ti metti davanti al televisore. Uno dei programmi che più ti faceva sclerare, era sicuramente il “The Lion Trophy Show”. All’epoca, tipo il 1995 o ’96, o comunque giù di lì, sembrava una gran figata futuristica. Peccato che poi il numero da chiamare per partecipare a’sta cazzata ti costavo quanto un mutuo.

Dopodiché, il film delle ore 20:30 e poi si andava a dormire, che il giorno dopo ripartiva tutta la manfrina.

Bene, detto questo credo che anche per oggi sia tutto.

Stay Tuned ma sopratutto Stay Retro.

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Una giornata tipo degli anni '90: moda, musica e altri orrori
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La ricostruzione di una giornata tipica degli ani 90
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Il Sotterraneo del Retronauta

Retronauta

Il Sotterraneo è la casa del Retronauta, il tuo amichevole ricordatore di quartiere.

One thought to “Una giornata tipo degli anni ’90: moda, musica e altri orrori”

  1. quanto mi ricordo con nostalgia degli anni 90.
    Io la sveglia (non radio) la uso pure ora. non mi è mai piaciuto l’idea di usare la sveglia del telefono.
    anche a me la moda della riga in mezzo non mi ha mai colpito, lo zaino invicta sì. anche se solo nella prima metà, dopo scartavetravo i maroni per farmi comprare il seven.
    Le tute in acetato facevano sembrare come degli arlecchini. Io ne avevo una bruttissima in prevalenza fucsia con inserti rossi blu e bianchi….
    gli 883 li ascoltavo sempre, in qualunque situazione.
    lion trophy show me lo ricordo bene, bisognava premere i tasti sul telefono per far muovere il carrellino con il leone…. tecnologia futuristica (nella mia testa). Ricordo che a volte alcuni partecipanti avevano il telefono a impulsi anziché a toni e il sistema non riconosceva i tasti che premevano… quindi non potevano giocare

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