anime anni 90 da vedere assolutamente

Quegli anime anni 90 da (ri)vedere assolutamente

Fondamentalmente, c’abbiamo già buttato un occhio a, ma tipo ‘na valanga di cartoni animati: anime anni ’80, Gargoyles, Tartarughe Ninja e i loro pezzentissimi tarocconi e via dicendo. In linea temporale poi, l’ultima cosa di cui s’è parlato qui sul Sotterraneo, so’ stati i peggiori cartoni animati basati sui film, no? Ecco, qui però il discorso si fa n’attimo diverso e interessante. Ché gli anime anni 90 so’, come dire… ‘na specie di testa di ponte fra due mondi.

Mi spiego meglio: per me, cartoni animati e fumetti sono due cose strettamente correlate. Il primo fumetto, non che ho letto, ma che ho iniziato a collezionare, che m’ha fatto appassionare a questo mondo, è stato Wolverine. So’ partito dal numero undici e so’ andato avanti mese dopo mese, fino al numero centodieci. Nel frattempo, le cose, naturalmente, cambiavano.

Per farla brevissima, grazie a case editrici come Granata Press e Star Comics et similia, che contribuirono all’esplosione del “fenomeno manga” qua da noi, non voglio dire mi si aprì un mondo, ma quasi. In pratica, a un certo punto i fumetti non erano più solo fumetti, ma comics americani e manga. Cartone animato non era più un termine generico, ché adesso c’erano i cartoni e gli anime giapponesi. Questo è il motivo per cui gli anime anni 90 per me, so’ un discorso particolare: hanno segnato il passo, il punto in cui ho cominciato a fa’ distinzione fra cose e robe.

 

Patlabor

Anime anni 90 da vedere assolutamente: Patlabor

Vero è che con Patlabor qui, siamo ai limiti visto che l’opera in sé risale al ’88, ma tant’è. Mi piace partire da quei giorni di un lontano futuro passato. Già, perché Patlabor nasce da un’idea del collettivo Headgear, formato da Mamoru Oshii (autore di Ghost in the Shell) Kazunori Itō, Akemi Takada, Yutaka Izubuchi e Masami Yūki. Il progetto si basava sulla multimedialità, comprendendo manga, OAV, anime eccetera. Mentre l’idea in sé, era quella di svecchiare il concetto di mecha anime. Oggi, si fa una distinzione netta fra Super Robot e Real Robot. Per capirci, i primi so’ cose come Mazinga, Daitarn, Jeeg e compagnia cantante. Mentre i secondi, si concentrano su aspetti più realistici, coi robot che essenzialmente, sono accessori.

Nel ’88, c’erano ancora pochi seminali esempi del filone Real Robot, come Zambot 3 e Gundam, per dire. E Patlabor, partiva da queste basi. La storia era ambientata nel futuro (passato) a cavallo fra il 1998 e il 2000. I Labor, non sono altro che esoscheletri (che come dicevo nelle due righe proprio a proposito degli esoscheletri, basati su ‘na tecnologia manco tanto fantascientifica) in fin dei conti. Impiegati nell’industria pesante e nel manifatturiero in generale. Solo che, anche a causa di un’esplosione demografica incontrollata, non è che ci voglia tanto a fare due più due, e adattare i Labor a scopi criminali. Da qui, nasce la Polizia Mobile Patlabor.

Ranma 1/2

Anime anni 90 da vedere assolutamente: Ranma 1/2 di Rumiko Takahashi

Anche se non siamo ancora ancora nel pieno degli anime anni 90, non posso non spenderci due parole su Ranma 1/2, ché è una delle opere che più m’ha fatto sclerare brutto negli anni. Ovviamente, come pure le scolopendre sapranno, l’autrice è Rumiko Takahashi, conosciuta anche come The princess of manga, e autrice anche di un’altra opera storica: Urusei Yatsura. Da noi conosciuto come Lamù. Nonostante Ranma 1/2 sia uno shonen, che per chi non lo sapesse, alla buonissima si tratta di quelle storie dove i personaggi generalmente non fanno altro che riempirsi di mazzate, tipo Dragon Ball e One Piece per capirci, si distingue tantissimo dal genere.

Ranma Saotome, il protagonista, è un giovane esperto di arti marziali. Durante un allenamento in Cina, lui e suo padre cadono nelle Sorgenti Maledette di Jusenkyo. Ora, ogni qual volta Ranma si bagna con l’acqua fredda diventa una ragazza, mentre il padre un panda. Da qui, partono le strampalate e assurde vicende in cui di volta in volta, vengono a trovarsi. Grazie anche a tutto un pantheon di personaggi bizzarrissimi, che gli gravita intorno. Oltretutto, una delle cose più divertenti è che, grazie alla doppia identità sessuale di Ranma, viene fuori ‘na commedia degli equivoci tipo gender bender stravagante e piuttosto originale.

 

Yu degli spettri (Yū Yū Hakusho)

Anime anni 90 da vedere assolutamente: Yu degli spettri (Yū Yū Hakusho)

Yu degli spettri invece, a differenza di Ranma 1/2 è uno shonen, come dire… classico, insomma. E già qui, dovrei precisare che ormai ‘sto genere non è che m’entusiasmi più di tanto. Anzi. Tuttavia, Yu Yu Hakusho è l’eccezione che conferma la regola. Il protagonista, Yusuke Urameshi, è un teppista adolescente (che a differenza dell’anime, nel manga è un fumatore, alcolizzato e giocatore d’azzardo cronico) che si trova per una volta a fare una buona azione. In pratica, salva un bambino che stava per essere investito e muore sul colpo. Ciò nonostante, era previsto che il bambino si sarebbe salvato comunque e la sua dipartita imprevista e non programmata, porta scompiglio nel mondo dell’al di là.

Comunque, vista la sua buona azione, gli viene concessa la possibilità di tornare in vita. Oltretutto, il figlio del re degli spiriti, il piccolo Enma, gli propone l’incarico di detective del mondo degli spiriti. Per mantenere l’equilibrio tra il bene e il male tra il mondo degli spiriti, il mondo umano e il mondo dei demoni. A ogni modo, Yu Yu Hakusho nel complesso è sì uno shounen; e sì, c’ha pure molti dei tipici cliché del genere. Tuttavia, riesce a uscirsene con parecchie idee originali e creative. Sopratutto, cose che non t’aspetteresti, la storia, abbastanza avvincente, si mantiene sopra la media. In secondo luogo, uno sviluppo dei personaggi, caratterizzati e mai del tutto banali, piuttosto interessante.

Kenshin samurai vagabondo (Rurōni Kenshin)

Anime anni 90 da vedere assolutamente: Kenshin samurai vagabondo (Rurōni Kenshin)

Rurouni Kenshin è un altro prodotto decisamente singolare. Il protagonista, Battosai Himura, è un assassino leggendario per via delle sue abilità e il numero di uomini uccisi durante le guerre Bakumatsu (gli ultimi anni del periodo Edo, durante i quali ebbe fine lo shogunato Tokugawa e il paese passò dal sistema feudale dello shogunato al governo Meiji) in Giappone. Tra l’altro, Battosai è uno pseudonimo: in quanto il Batto è una tecnica del Battojutsu, la massima esecuzione in velocità dell’estrarre la katana dal fodero per uccidere l’avversario.

Anni dopo, Himura dà una svolta alla sua vita e assume il nome Kenshin, diventando un ronin. Abbandonati i panni dell’assassino, vaga per il paese aiutando chiunque ne abbia bisogno. Fondamentalmente, un modo questo, per cercare di espiare le sue colpe e trovare finalmente la pace. Ora, Rurouni Kenshin è piuttosto interessante, poiché parte da una forma ibrida, a metà fra l’action e lo storico, per poi diventare un battle shonen. Tra l’altro, ora non sono sicurissimo di ‘sta cosa ma, mi pare di ricordare che tutte le tecniche di spada (o almeno buona parte) utilizzate, siano reali.

Un incantesimo dischiuso fra i petali del tempo (Slayers)

Anime anni 90 da vedere assolutamente: Un incantesimo dischiuso fra i petali del tempo (Slayers)

Arrivato qua da noi con l’agghiacciante titolo Un incantesimo dischiuso tra i petali del tempo, The Slayers è un altro di quegli anime anni 90 che più ho adorato. Con un’ambientazione fantasy tipo Dungeons & Dragons, quest’anime è un mondo iper-colorato pieno di spadaccini, guerrieri magici e nemici carne da cannone. Essenzialmente, la serie è una parodia e ogni personaggio al suo interno, è una caricatura delle classi che si vedono in ogni gioco di ruolo fantasy.

La protagonista è la maga Lina Inverse, che nel corso della serie formerà il classico, intramontabile party formato dal guerriero-tank Gourry (che poi in italiano divenne Guido… perché, sì… insomma, Guido lo spadaccino è un nome temibile, proprio). La chierica Amelia, e il mercenario Zelgadiss, che sarebbe più o meno una parodia della classe ranger, da quanto mi ricordo. A ogni modo, il quartetto si aggira per la terra uccidendo banditi, recuperando tesori e salvando di tanto in tanto il mondo da innominabili esseri malvagi. Ovviamente, quasi mai situazioni e personaggi si prendono sul serio e la commedia, è in pratica il centro di tutto. Il che, rende The Slayer una serie leggera, efficace e divertente.

Slam Dunk

Anime anni 90 da vedere assolutamente: Slam Dunk

Fra tutta la roba che passava nella seconda metà degli anni ’90, con Mtv in testa che importava anime a tutta forza come se non ci fosse un domani, ammetto che Slam Dunk era quello che m’attirava di meno. Il fatto è, che sono pochissimi i film sportivi che mi piacciono; ancor meno gli anime sullo stesso tema. Però… Slam Dunk è stato diverso. Volendo, è un po’ come Major League – La squadra più scassata della lega con Charlie Sheen. Solo che al posto del baseball, c’è il basket. La storia ruota su ‘sto schifo di squadra di pallacanestro del liceo Shohoku. Il cui unico elemento di spicco è il capitano, Akagi. Questo almeno, fino a quando allo Shohoku non s’iscrivono Rukawa e quello che a conti fatti è il protagonista, Hanamichi Sakuragi.

La differenza fra i due, è che Rukawa è un campione, mentre Sakuragi un incompetente. Che decide di entrare in squadra solo per ottenere le attenzioni di Haruko, appassionata di basket nonché sorella minore di Akagi. Ok, so che sembra banale ma, sul serio, non è così semplice. Sin dai primi episodi si può capire perché sia il manga che l’anime, riscossero ai tempi tutto quel successo. L’obiettivo è abbastanza chiaro: diffondere la popolarità della pallacanestro (di cui Takehiko Inoue, l’autore, è un grande appassionato) in un paese in cui la pallacanestro era quasi inesistente. Ora, non so quanto sia riuscito nell’obiettivo ma, sicuramente Slam Dunk colpisce perché è il giusto equilibrio fra dramma e commedia. Azione e narrazione.

Sopratutto, un’ultima cosa: le battute. Il doppiaggio italiano è magnifico, e sentire i personaggi che spesso e volentieri si danno a vicenda della baldracca, scrofa e il sempreverde bastarda da battaglia, è ancora fantastico.

Cowboy Bebop

Anime anni 90 da vedere assolutamente: Cowboy Bebop

Ci sarebbero ancora n’altra valanga di anime anni 90 da menzionare, ma tant’è. Non voglio tirarla troppo per le lunghe (o almeno, non più del necessario). Perciò, vediamo di chiudere in bellezza. A ogni modo, qual è il problema comune alla stragrande maggioranza delle serie, sia animate che non? Che a lungo andare, c’hanno la tendenza a diventare noiose e/o ripetitive. Stranamente, Cowboy Bebop invece no. Ora, lo so che ci vorrebbero due righe dedicate proprio nello specifico a Cowboy Bebop, dato che fu uno dei più grandi successi degli anni ’90, ma comunque…

Allora, la trama è ambientata in un futuro abbastanza lontano. L’umanità è in grado di spostarsi nello spazio agevolmente grazie ai gate che permettono di effettuare viaggi iperspaziali in pochissimo tempo. Solo che, nel 2022, un gate sperimentale esplode nei pressi della Luna, danneggiandola, causando una pioggia di meteoriti che bombardano la Terra. Sterminando gran parte della popolazione e rendendola inospitale. I sopravvissuti abbandonano il pianeta per colonizzare nuovi mondi come Marte e Venere. Intorno al 2100 o giù di lì, l’espansione verso nuovi mondi, ha generato di conseguenza un nuovo tipo di criminalità, alla quale è difficile mettere freno. Perciò, per far fronte alla minaccia, è stato istituito un sistema di taglie come quello usato nel vecchio West.

I protagonisti della serie sono appunto due cacciatori di taglie, Spike e Jet, che viaggiano su una nave chiamata Bebop. Ora, la serie è composta da ventisei episodi dallo schema piuttosto classico: in ognuno c’è il “cattivo della settimana” da fermare. Ciò nonostante, ogni episodio è diverso dall’altro e quasi tutti, ti portano a chiedere come andranno le cose. Ma il punto di forza, il vero punto di forza di Cowboy Bebop, sono i personaggi e la loro narrazione. In ogni episodio, viene rivelato un pezzetto del loro passato. Capiamoci, non è ‘na cosa tipo filler, con quegli episodi flashback che raccontano come so’ i personaggi e capisci tutto di come e perché so’ oggi. Al contrario. Solo negli ultimi episodi si viene ad avere un quadro completo della situazione.

Potranno anche non essere il non plus ultra dell’originalità, ok? Sta di fatto che ogni personaggio, sarà forse per la caratterizzazione, magari per la trama orizzontale piuttosto intrigante, non saprei. Comunque, ognuno di essi dà l’impressione di essere, come dire… reale, ecco. Il modo in cui le storie del loro passato s’intrecciano col presente e il modo in cui tutto finisce è… impressionante. Il problema è che il dono della sintesi non è fra le mie virtù, e sto cercando di sintetizzare al massimo qualcosa su cui ci sarebbe da tirarci giù un paio di pagine. Perciò, fate prima se prendete e ci buttate un occhio.

Ebbene, detto questo credo che col discorso degli anime anni 90 sia tutto (almeno per il momento)

Stay Tuned ma sopratutto Stay Retro

 

 

Quegli anime anni 90 da (ri)vedere assolutamente

Patlabor

Ranma 1/2

Yu degli spettri

Kenshin samurai vagabondo

Un incantesimo dischiuso fra i petali del tempo 

Slam Dunk

Cowboy Bebop

Summary
Quegli anime anni 90 da vedere assolutamente
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Quegli anime anni 90 da vedere assolutamente
Description
Una manciata di anime anni 90 da vedere (o rivedere) almeno una volta
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Il Sotterraneo del Retronauta

Retronauta

Il Sotterraneo è la casa del Retronauta, il tuo amichevole ricordatore di quartiere.

11 thoughts to “Quegli anime anni 90 da (ri)vedere assolutamente”

  1. Slam Dunk è qualcosa di meraviglioso, so scoprii per caso in edicola e me ne innamorai, tutt’ora è uno dei miei manga anime preferiti.
    Il sogno sarebbe sempre una seconda serie, per un finale più cpnclusivo, ma dubito che la qualità potrebbe mai essere allo stesso livello

    1. Non è tanto una questione di qualità. Anzi. Slam Dunk è stata la prima opera “seria” di Takehiko Inoue e da allora, è cresciuto parecchio come artista. Oggi come oggi, difficile si dedichi di nuovo a Slam Dunk, in quanto impegnato su due manga che vanno avanti da quasi vent’anni: Vagabond e Real.

      1. So degli impegni di Inoue, anche se non li ho mai seguiti particolarmente(ho letto poco solo di Vagabond), infatti parlavo di sogno anche per questo.
        Resta che il fatto che il finale del manga (per non parlare dell’anime che si chiude ancora prima) mi ha lasciato (e mi lascia ogni volta che lo rileggo) un pò con la sensazione di qualcosa che manca, che qualcos’altro ci sarebbe stato bene.

        1. Forse hai ragione. Però, c’è da tener conto anche di una cosa: la struttura di Slam Dunk, si presta a essere riciclata all’infinito. Credo che un finale aperto, per quanto possa dare una sensazione di manchevolezza, sia comunque meglio di un riciclone feroce.

          1. Ma infatti io non ti parlo di chissà quanto o un seguito stile holly e benji, fino ai tetti del mondo e oltre nemmeno io vorrei una cosa del genere..
            Però un qualcosa per sapere se tra Aruko e Hana ce n’è, o se sakuragi riesce a proseguire nella sua evoluzione, la crescita di rukawa e dello shohoku con un nazionale e senza il capitano, cioè alcuni fili della storia su cui si potrebbe scrivere un po.

          2. Sì, infatti avevo capito Daniel. Però, resto dell’idea che un finale aperto (all’interpretazione del lettore) sia stata la scelta migliore. Non solo per il rischio di allungare inutilmente il brodo. Ma anche perché, secondo me, è più divertente immaginare cosa ne sia stato dei personaggi, anziché saperlo per certo.

  2. Slayers è il mio anime preferito di sempre. Però non concordo sul fatto che “quasi mai situazioni e personaggi si prendono sul serio e la commedia, è in pratica il centro di tutto”.
    Innanzitutto il confine tra bene è male è molto più sfumato, ambiguo, e quindi adulto, rispetto al fantasy classico alla Signore degli Anelli: Frodo non può usare l’anello perché è un’arma malvagia quindi vince il Male? Rina usa tranquillamente la magia nera contro i demoni. Inoltre nella terza stagione scopriamo che i draghi, paladini del Bene, in passato si sono sporcati le mani di sangue innocente credendo di agire per il bene comune.
    Insomma, è vero che spesso (specie negli episodi autoconclusivi a metà stagione) la comicità esplode nel momento più inaspettato, con un effetto davvero esilarante, ma è anche vero che (quando al continuity viene al nocciolo), una buona dose di azione, colpi di scena, dramma e sentimento fanno sì che l’insieme non scada totalmente nella parodia, ma che al contrario non abbia nulla da invidiare ai fantasy “seri”.

    1. Essenzialmente sì, Giovanni. Però, per quanto “i confini” possano essere delineati, Il signore degli anelli resta comunque un’opera monumentale, stratificata e complessa. Per dire, per quanto i film di Peter Jackson siano andati vicini – ovviamente – non sono riusciti a catturare ogni singola sfumatura. Sono piuttosto un riassunto, funzionale in quanto riesce a riprendere tono e spirito dell’opera. E poi, certo che Frodo può usare l’ Unico Anello. Così come chiunque, del resto. Il problema sta nel fatto che, essendo imbevuto del potere di Sauron, a lungo andare corrompe il portatore. Peggio ancora, quando non c’ha la forza necessaria a “indossarlo”. Vedi Gollum per dire.

      The Slayers invece, ha sicuramente dei momenti topici e, come ho detto, tanti spunti interessanti. Appunto vedi Lina (o Rina) se preferisci: in grado di usare, anzi, che prevalentemente fa uso di magia nera. Il punto però, è che questi sono framezzi. E Slayers resta di base una serie perlopiù comica.

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