Recensione del film Alone in the Dark di Uwe Boll

Alone in the Dark (2005) – Uwe Boll e videogames

Alone in the Dark è un titolo piuttosto conosciuto, no? Ecco, cosa succede quando i diritti di un nome famoso, finiscono fra le grinfie di un nome, altrettanto famoso ma per i motivi sbagliati? Credo che, in questo caso, il termine corretto sia catastrofe. Una catastrofe chiamata Uwe Boll: terremoto e tragedia degli adattamenti.

Alone in the Dark – Soli al buio con Uwe Boll

Recensione del film Alone in the Dark di Uwe Boll del 2005 con Christian Slater

Dicevo, Alone in the Dark è un titolo piuttosto conosciuto. Una serie di videogames sviluppata e distribuita dai fransuà della Infogrames a partire dal 1992. Se non altro, a patto di non aver vissuto gli ultimi trent’anni in una caverna su Marte, più o meno tutti, dovrebbero aver sentito, almeno ‘na mezza volta, il termine survival horror.

Anche se dei videogames ti sbatte meno di zero, survival horror è un termine diventato di uso comune. Definizione messa in bocca a tutti da Resident Evil, di cui oggi tra l’altro, possiamo godere di una lunga e meravigliosa serie di film campionissimi del colpo di sonno.

Quindi, in un modo o nell’altro, tenendo presente che Alone in the Dark è comunque rinomato per esser stato il primo – almeno così come l’intendiamo oggi – survival horror, questo nome devi averlo sentito per forza nominare. Era forte il primo Alone in the Dark, con trama e atmosfera dichiaratamente ispirate alle opere di H. P. Lovecraft. Tanto che viene, tra l’altro, pure citato nei ringraziamenti.

Abkani sì, Abkani no, Abkani forse.

Recensione del film Alone in the Dark di Uwe Boll del 2005 con Christian Slater

Col passare degli anni e dei capitoli della serie però, le cose si so’ un po’ perse in questo senso. Tuttavia, ci fu una specie di ritorno alle origini, quando nel 2001 uscì Alone in the Dark: The New Nightmare. Titolo su cui, prevalentemente, si basa il film di Boll.

Di base, la trama di Alone in the Dark: The New Nightmare è gradevole, nonché pure suggestiva, volendo. Il film, naturalmente, proprio per questo parte col piede giusto: un soffocante muro di testo, ammorbante pippone croce e delizia dei film di qualità. In brevis, circa diecimila anni fa gli Abkani, antica e misconosciuta ai più popolazione di nativi americani, secondo il loro culto credevano che il mondo fosse diviso in due.

Da un lato, c’era il mondo della luce: abitato da noi e da tutto quello che conosciamo. Dall’altro, il mondo dell’oscurità popolato da strane e quasi demoniache creature. Al secolo, tramite una serie di riti occulti, gli Abkani riuscirono ad aprire una sorta di passaggio fra il mondo della luce e il mondo dell’oscurità. Per farci cosa, vatteloapesca.

Christian Slater 2005

Ovviamente, qualcosa andò storto e i nativi non riuscirono a chiudere il passaggio per tempo, prima che qualcosa proveniente dal mondo oscuro riuscisse a entrare nel nostro mondo. Come se non fosse abbastanza, arriviamo ai giorni nostri. Dove, un fantomatico Bureau 713, organizzazione super segreta che investiga su razzi e mazzi paranormali, è sulle tracce di qualcosa che sembra essere collegata al mito degli Abkani.

Finalmente, il film tira n’attimo fiato e introduce il carismatico protagonista: Edward Carnby (Christian Slater palesemente imbarazzato dall’aver accettato il ruolo per necessità). Che si presenta subito come “L’uomo giusto, che spacca i culi al momento giusto”. Eh, come no.

Qua, gira e rigira torniamo sempre allo stesso punto: perché raccontare, mostrare, quando puoi semplicemente ammazzare lo spettatore di spiegazioni? Vallo a sapere in base a quale delirio, Uwe Boll ha pensato fosse ‘na cosa carina, dare info tramite il flusso di coscienza di Carnby. Ma sì, buttiamocelo quel po’ di hard boiled, che fa tanto vecchie detective stories che fa a cazzotti con le atmosfere di Alone in the Dark. Alé.

Uwe Boll 2005

Comunque, Carnby prende un taxi e viene inseguito da un tizio. Parte una sequenza d’azione alquanto banalotta, ma tutto sommato non malvagissima. C’è di peggio in giro, onestamente. Peccato che alla fine, tutto si conclude in modo ridicolo. Cioè, il tizio che insegue Carnby, a un certo punto sembra essere immortale.

Christian Slater Alone in the Dark 2005

Viene preso a pungi e calci. Investito, sbattuto giù da ponti e palazzi e finanche crivellato di proiettili. Niente. Inarrestabile. Alla fine, Carnby come lo elimina? Mossetta di finto-karate che gli mancava giusto il kimono d’oro, il tizio inciampa, finisce impalato su una sbarra e muore. Come? Perché? Fantocci, è lei?

Uwe Boll 2005

Naturalmente, segue ennesimo spiegone riguardo ‘sta specie di “parassiti oscuri” che si impossessano delle persone, donandogli queste caratteristiche. Ok, d’accordo. Ma questo non spiega il perché proiettili e bombe a mano gli fanno il solletico, mentre una micragnosa sbarretta di ferro è letale. Yeah, questa è arte, baby.

Soffoco lo spettatore in un mare di spiegazioni superflue su cose facilmente deducibili da due immagini, ma sorvolo bellamente sui come e i perché di cose che andrebbero approfondite per avere un senso. Seems legit. In compenso, segue altro grandissimo colpo di classe.

Recensione del film Alone in the Dark di Uwe Boll del 2005 con Christian Slater

Viene introdotta la dottoressa Aline Cedrac (Tara Reid che forse aveva bisogno pure lei di soldi in quel momento) che, all’oscuro delle azioni di Carnby e del Bureau 713, è impegnata “casualmente” proprio in uno studio sulla civiltà degli Abkani. Ora, come prolegomeni un personaggio di cui vuoi far emergere specifici tratti distintivi?

In altre parole, la Tara Reid del 2005 c’aveva ancora un livello di gnoccagine cospicuamente alto. Quindi, come attenui la maialaggine accentuando invece caratteristiche e prerogative? Tramite una buona presentazione del personaggio? Tramite una serie di dialoghi interessanti e finemente scritti che, nel prosieguo della trama, ne mettano in risalto i tratti, magari? No, basta un paio d’occhiali.

Tara Reid 2005

Giustamente, sappiamo tutti che un personaggio, quando indossa gli occhiali da vista è uno scienziato o qualcosa di simile. Ovvio. S’indica pure nel curriculum ‘sta cosa. A ogni modo, seriamente, è difficile capire ‘sto Alone in the Dark: un film noioso e confuso da morire.

Vengono buttate dentro cose che, fra loro, legano come la maionese sugli spaghetti. Innanzitutto, tre quarti di tutta ‘sta pappardella sono spiegazioni. Nel finale per esempio, ti viene spiegato perché Carnby soffrisse di amnesia. Viene spiegato chi ha portato di nuovo la “maledizione” degli Abkani ai nostri tempi. Viene spiegato che non c’è una sola cosa che non venga spiegata.

Christian Slater e Tara Reid nel film di Uwe Boll Alone in the Dark del 2005

La cosa peggiore comunque, resta il finale vero e proprio: ridicolmente aperto e ridicolmente copiato da Evil Dead, con la famosa carrellata veloce che si ferma sul volto del protagonista. Non è una citazione, non è gradito e non ha contesto. Al massimo, suscita giusto ‘na risata isterica mentre sputi contro lo schermo.

Alone in the Dark è, in una parola, ridicolo. Ancor di più, se messo in relazione al soggetto originale, sostanzialmente valido e interessante. Viene da chiedersi come sia possibile che tre, e dico ben tre persone insieme, non siano riuscite a scrivere lo straccio di una sceneggiatura decente.

Recensione del film Alone in the Dark di Uwe Boll del 2005 con Christian Slater

Tutto è sviluppato male. La trama presenta buchi logici enormi. I personaggi sono ridicoli e stereotipati oltre ogni limite. Il susseguirsi delle vicende è noioso e le varie sequenze sono scollegate e sconclusionate. Signo’ ne ho messo un po’ di più, che faccio, lascio? Insomma, ‘na pastocchia che una pantegana sotto acidi è più credibile. Anzi.

In questo senso, se c’è una cosa che ho apprezzato è il montaggio. Molto neorealistico, molto zio che al matrimonio di tua cugina con ‘na mezza bottiglia di troppo, s’impossessa della videocamera e Luchino Visconti spostati e subito, pure. Seriamente, Alone in the Dark è come sparare ai pesci in un barile. Veramente difficile riuscire a fare di peggio. Perciò, mi sorge un dubbio.

Non è che, magari, tutta ‘sta bruttura sia voluta? No, perché guardando il film, viene da pensare che Uwe Boll sia più qualificato come pelatore di rafani apprendista, piuttosto che regista. Eppure, prima di scimunirsi con ‘sti film è stato imprenditore, produttore cinematografico e c’ha pure un dottorato in letteratura. Quindi, non riesco a capire se quest’uomo sia un genio, oppure il frutto di un esperimento mal riuscito.

Ebbene, con terribile disappunto credo che anche per oggi sia tutto.

Stay Tuned ma soprattutto Stay Retro.

Alone in the Dark (film 2005)

  • Regia: Uwe Boll
  • Produzione: Uwe Boll, Wolfgang Herold, Shawn Williamson
  • Sceneggiatura: Elan Mastai, Michael Roesch, Peter Scheerer, basato su Alone in the Dark di Infogrames
  • Starring: Christian Slater, Tara Reid, Stephen Dorff
  • Casa di produzione: Boll KG Entertainment, Herold Productions, Brightlight Pictures, Infogrames Entertainment
  • Distribuzione: Concorde Filmverleih – Lions Gate Films
  • Data di uscita: 28 gennaio 2005
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Alone in the Dark
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2 thoughts to “Alone in the Dark (2005) – Uwe Boll e videogames”

  1. il videogioco era tanta roba….il film
    credo di averne visti 15 minuti. Ora io dico,era brutto. Ma non quel brutto che guardi pensando sia brutto. È quel brutto che non riesci proprio a guardare. Non penso si possa fare volutamente qualvosa di cosi povero da ogni singolo punto di vista. È quel genere di film che ti da una cosi forte sensazione di stare buttando il tuo tempo,che finisci per toglierlo chiedendoti come altri non abbiano notato una simile incompetenza…e parlo di altri nel senso di distributori,produttori ecc…Forse Boll produce almeno in parte i suoi film,ma da qui a distribuirli ce ne passa. Non so e non voglio sapere che percorso abbia avuto ma suppongo che nei cinema ci fosse arrivato…magari anche ampiamente distribuito.
    Un qualsiasi film con Chuck Norris è meglio di questa roba. Delucidami se puoi ma dubito che una qualsiasi spiegazione possa farmi capire come un prodotto simile abbia saputo,seppur con scarsi risultati al botteghino,destreggiarsi tra i labirinti delle produzioni e distribuzioni cinematografiche.Che sia bastata la semplice moda degli adattamenti tratti dai vari survival Horror( di cui salvo il film su Silent Hil e in parte il primo Resident evil,che pero è invecchiato molto peggio).

    1. No, non è una questione di “mode”; bensì di cavilli legali.
      Non conosco i dettagli nello specifico ma, fino al 2008-2010 (mi pare) in Germania – come del resto funziona ancora così in Italia – le produzioni cinematografiche godevano di contributi statali. Lo stesso Boll è produttore, con tutto ciò che questo comporta, e riusciva ad arrivare a quei budget grazie anche a un fondo di protezione fiscale.
      In altre parole, se in Germania investivi in un film, il governo s’accollava il 50% della spesa totale.

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