Alita - Angelo della battaglia recensione film

Alita – Angelo della battaglia

C’era una volta, tanto tempo fa, un futuro lontano lontano. Solo che col passare degli anni, quel futuro che tanto pareva distante, disgiunto, avveniristico, alla fine è diventato vecchiume. Abusatissimo vecchiume. Essenzialmente, questa è una delle cose che più m’ha disturbato di ‘sto Alita – Angelo della battaglia: un film tutto sommato piacevole e divertente, che sarebbe potuto essere un gran film. Invece, voglia di sbattersi zero e quindi, tutto si riduce solo a un bel film.

Alita - Angelo della battaglia recensione film di Robert Rodriguez

Quel che voglio dire è molto semplice, ma facciamo un attimo un passo indietro, ok? Fra il 1975 e il 1985 circa, ‘na selva di cristiani tipo John Shirley, Bruce Sterling, Phillip K. Dick e soci, hanno dato libero sfogo alla paranoia, e hanno gettato le basi per un genere. La cui effettiva codifica risale a due punti chiave: il 1982 in cui usciva Blade Runner e il 1984 in cui usciva Neuromante di William Gibson. Due opere che hanno definitivamente fissato i canoni del genere, dandogli rispettivamente un’estetica e un linguaggio. Nasceva così, il Cyberpunk.

Alita - Angelo della battaglia recensione film di Robert Rodriguez

Pochi anni dopo, nel 1990 un giovane mangaka poco più che ventenne, Yukito Kishiro, che come tanti stava tutto preso malissimo dal nascente cyberpunk, inizia la stesura di Gunnm. Il manga ottiene un grosso successo, tanto che immediatasubito la Viz Comics, lo importa nelle ex-colonie. Tuttavia, per gli yankee Gunnm era un nome “troppo duro” per la serie e Gally, forse un nome troppo scemo per la protagonista. Così, grazie a un tocco di magia dell’adattamento, ecco che ciccia fuori Battle Angel Alita.

Alita - Angelo della battaglia recensione film di Robert Rodriguez

Che succede poi? Passa n’altra decina d’anni e più o meno agli inizi del nuovo millennio, Guillermo del Toro, la versione hollywoodiana in carne e ossa dell’Uomo dei fumetti di Springfield, sta tutto infognato con Alita. Tanto da andare da James Cameron e dirgli che bisognava farci il film. A Jimmy Cameron l’idea piace e ci mette il suo sigillo s’ha da fare. Peccato che da quel momento, Cameron sia scimunito con Avatar e i millemila seguiti che vuole farne, e siano passati più o meno altri vent’anni.

Alita - Angelo della battaglia recensione film di Robert Rodriguez

Arriviamo così ai giorni nostri. Quando alcuni mesi fa, lessi che il film Alita – Angelo della battaglia non era più un sogno ma una solida realtà, ammetto che mi stava per prendere un coccolone. Non tanto perché dopo vent’anni che era stato annunciato, finalmente era uscito dal development hell. Quanto semmai, dal fatto che eravamo nell’anno domini 2018 e a girarlo, non sarebbe stato Cameron ma Robert Rodriguez.

Alita - Angelo della battaglia recensione film di Robert Rodriguez

Fondamentalmente, il problema, sta nel fatto che oggi come oggi, quando si tratta di fantastico in genere e di adattamento in specifico, ci sono due modelli, paradigmi quasi, che vengono utilizzati. E da cui, personalmente, sono dell’idea che bisognerebbe stargli alla larga quanto più è possibile. Mi riferisco a Christopher Nolan e Zack Snyder.

Alita - Angelo della battaglia recensione film di Robert Rodriguez

Rispettivamente, uno che tenta in tutti i modi di trascinare a forza, per i capelli, la fantasia nella realtà. Mentre l’altro, che si limita giusto a prendere pedissequamente parti di un media così come sono, e trasporle in un altro sperando che funzionino allo stesso modo. E in tutto questo, Rodriguez, dimostratosi già secolo un attento seguace del “Metodo-Snyder” con Sin City, non s’è smentito manco stavolta con Alita – Angelo della battaglia.

Alita - Angelo della battaglia recensione film di Robert Rodriguez

Tuttavia, c’è da considerare un fatto: la gran parte di questo film, si basa su Hyper Future Vision GUNNM. OAV in due parti uscito nel 1993 e arrivato qui da noi l’anno dopo col titolo Battle Angel Alita. Il quale, copre circa un terzo del manga originale, più o meno. A parte questo, sostanzialmente, ci sono pure un bel fottìo di parti del manga riportate copia e incolla dal fumetto al film, che arriva fino al debutto di Alita nel Motorball. Ed è qui che iniziano i problemi di questo Alita – Angelo della battaglia.

Alita - Angelo della battaglia recensione film di Robert Rodriguez

In sé, Alita è un prodotto vecchio di quasi trent’anni nella sua forma mentis. Parliamo del 1990, e dopo tre decadi di usi e abusi, gran parte della sua freschezza, originalità, se mai ne avesse avuta, è andata in larga parte persa. Per dirne un paio, c’è il netto distacco tra i ricchi della splendida Zalem, l’ultima delle città sospese, e i poveri. Costretti a vivere al di sotto di essa nella città-discarica di Iron City. Qualcuno lì in fondo ha detto Metropolis, per caso?

Alita - Angelo della battaglia recensione film di Robert Rodriguez

Oppure la misteriosa femme fatale, “aliena” di entrambi i mondi ma dotata di incredibili poteri, mi pareva si chiamasse Leloo ed era in realtà “Il quinto Elemento”. Il futuro (non tanto) sudicio, multilingue, illuminato a giorno da neon colorati, ricorda giusto un filmetto chiamato Blade Runner. Forse ne avete sentito parlare, qualche volta.

Ora, al di là di tutto, il problema non è tanto che Alita – Angelo della battaglia sia un film estremamente derivativo, arrivato liscio di appena trent’anni sulle tematiche trattate dalla sua controparte cartacea. Quanto semmai, il fatto che non sia stato fatto il benché minimo sforzo per osare. Per tirar fuori qualcosa di giusto un tantino, non voglio dire originale; ma di carattere.

Alita - Angelo della battaglia recensione film di Robert Rodriguez

L’ambientazione cyberpunk poi, sta lì solo per nome. Una nomenclatura di definizione buttata tanto per. Per quanto le scenografie siano un grandissimo esempio di design futurista, restano un esercizio fine a se stesso. Iron City, la città-discarica in cui si muovono i protagonisti, dovrebbe essere, appunto, una discarica. Uno slum, lercio immondezzaio in cui s’arrangiano alla meno peggio i disperati sopravvissuti alla grande guerra che ha mandato all’aceto il pianeta.

Invece, pare di vedere un classico mercatino etnico di qualche generica città medio orientale che si vede in certi documentari. Sul serio, per un attimo ho creduto che spuntassero Clarckson, Hammond e May vestiti da cazzoni a fare le loro solite baggianate. L’estetica è troppo pulita, pettinata, lisciata. E questo, si riflette anche sui personaggi.

Alita - Angelo della battaglia recensione film di Robert Rodriguez

Personaggi che ricordano troppo da vicino tipi come Johnny Deep o Jason Momoa, per dire. Che vanno in giro con quegli abiti strani, tipo straccione, come se non gliene importasse nulla. Capito che intendo? Peccato solo che dietro quel look da scappato di casa, ci sia un’attenta pianificazione e una sola di quelle maglie, che cercano di spacciare per pezze, costi più di quanto io guadagni in un mese. Probabilmente, anche di più. La cosa, stona malamente. E si sente, eh.

Tra l’altro, questo è uno dei motivi per cui alla sequenza della “partita di calcetto ai giardinetti”, con Alita e suoi amichetti poser bimbi sperduti da catalogo, i miei testicoli m’hanno minacciato di fare harakiri.

Alita - Angelo della battaglia recensione film di Robert Rodriguez

Comunque, tolto questo e tolto l’aleggiante, maledettissimo spettro del PG-13, Alita – Angelo della battaglia è il miglior film di Robert Rodriguez da parecchi anni a questa parte. La storia, essenzialmente, si basa di per sé su un riassunto. Il quale, segue una prima parte del manga che certo, non è che brillasse per profondità e/o tematiche complesse. Si trattava di mazzate fra cyborg, in fin dei conti. Perciò, ‘na volta tanto, il sistema “copia e incolla” non ha fatto particolari danni. Anzi.

Alita - Angelo della battaglia recensione film di Robert Rodriguez

Quindi, sì: Alita è nel complesso un adattamento più che dignitoso. E questo, vale per chi c’era all’epoca. Per tutti quelli che invece di Alita, fino alla settimana scorsa, non ne avevano mai sentito parlare manco per sbaglio, il discorso è ancor più diverso. Il film, come quasi tutti quelli di Rodriguez, ha un’inconfondibile giocosità. Come regista d’azione, mantiene movimenti leggeri ed energici, che danno vita a un piacevole film tutta azione che scorre liscio. Senza sorprese e originalità, certo. Ma comunque funzionale.

Alita - Angelo della battaglia recensione film di Robert Rodriguez

La sceneggiatura, scritta da James Cameron e Laeta Kalogridis, nella foga di sbatterci dentro in due ore quanto più è possibile, di comprimere l’intero mondo di Alita in tempi cinematografici, probabilmente avrebbe beneficiato di un approccio less is more. Anzi. Più che probabile. Tuttavia, nonostante l’ingombrante background, Rodriguez rende tutto un’altalena.

Al di sotto di molteplici livelli di trama e costruzione del mondo, c’è un cuore pulsante d’azione che mantiene Alita sempre in movimento. Qualche sequenza lenta da far cascare le palle c’è, questo è vero. Tuttavia, questo è solo un piccolo prezzo da pagare in un film, in cui l’azione riprende senza sosta ogni cinque minuti.

Alita - Angelo della battaglia recensione film di Robert Rodriguez

Alita – Angelo della battaglia è un film impressionante. Visivamente spettacolare (soprattutto in 3D) che rende il suo strano mondo realistico ma mai finto-reale. È pura spettacolarizzazione, materializzazione visiva del fantastico. Un peccato che nel tentativo di ficcarci troppa roba nel mezzo, Rodriguez, Cameron e soci, abbiano lisciato su certe cose. Dispiace, ché Alita – Angelo della battaglia, sarebbe potuto essere un grandissimo film. Invece, è solo un bel film.

Ebbene, detto questo credo che anche per oggi sia tutto.

Stay Tuned ma soprattutto Stay Retro.

Alita – Angelo della battaglia

Titolo originale: Battle Angel Alita

  • Regia: Robert Rodriguez
  • Produzione: James Cameron, Jon Landau
  • Sceneggiatura: James Cameron, Laeta Kalogridis basato su Gunnm di Yukito Kishiro
  • Starring: Rosa Salazar, Christoph Waltz, Jennifer Connelly Mahershala Ali, Ed Skrein Jackie Earle Haley, Keean Johnson
  • Casa di produzione: 20th Century Fox, Lightstorm Entertainment, Troublemaker Studios, TSG Entertainment
  • Distribuzione: 20th Century Fox
  • Data di uscita: 14 Febbraio 2019
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Alita - Angelo della battaglia
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Retronauta

Il Sotterraneo è la casa del Retronauta, il tuo amichevole ricordatore di quartiere.

6 thoughts to “Alita – Angelo della battaglia”

  1. Non l’ho ancora visto quindi sull’estetica e la fotografia (e sul fatto che sia patinato) non posso dire niente, ma sono d’accordo: nasce vecchio perché si rifà a qualcosa di 30 anni fa, e da allora oltre che questo cyberpunk è pure passato, Alita stessa non potrebbe avere più smalto.
    Ricordo con piacere gli oav da cui questo film è tratto, chissà, spero comunque mi possa piacere.
    Ma in giappolandia il film si chiama Gunnm?

    Moz-

  2. Innanzitutto buona sera e compliementi per l’ottimo lavoro che fai.
    Per quanto concerne il film su Alita,concordo su tutta la linea,eccetto due cose. La prima riguarda il valore finale del film che,per quanto non da buttare,non riesco proprio a definire “bel film”. La seconda è sul giustificare parte dell’insuccesso con il discorso legato alla storia del manga da cui é tratto,che ha oramai ben trentanni sul groppone. Mi spiego meglio,leggo manga(ma anche anche fumetti europei e comics americani)da oramai piu di due decenni,e ne ho letti e collezionati molti. Tuttavia Alita era una di quelle opere che avevo tralasciato,poiche non ispirato da essa. L’ho recuperato solamento 3 anni fa,quando oramai era gia bello vecchio e di storie simili ne avevo lette e viste moltissime,eppure leggendolo me ne innamorai,seppur non subito. Sono rimasto conquistato dalle atmosfere,dalla caratterizzazione dei personaggi,dal ritmo quasi sempre perfetto. Ad oggi lo considero un capolavoro e per questo ero intrigato e preoccupato dal progetto di un film tratto da esso. Alita è un manga di cui non é facile elencare i pregi davvero speciali,perche a ragionarci su ti rendi conto che sono cose che puoi trovare anche altrove. Eppure in alita queste cose hanno un sapore diverso. In alita c’é passione e amore. é un opera pulsante di vita. un opera che si ama per l’amore che in esso è stato infuso e che nel film é completamente assente. É un film col cuore fermo e in cui tutto appare piu luminoso e morbido. Sembra quasi un copia e incollla e pure é lontano anni luce dall’opera di Kishiro.Direi che da questo punto di vista mi ha ricordato molto di più Alita:Last Order. Sicuramente la storia,oramai poco originale,ha pesato,ma le colpe più gravi vanno ricercate altrove,ed hai ragione quando affermi che non hanno fatto molto per infondere maggior carattere al tutto

    1. Ovviamente, ti ringrazio Fabio; non ci sarebbe bisogno di dirlo, ma tant’è.
      In ogni caso, il problema principale di Alita per quanto mi riguarda, sta in due fattori: il primo, come detto, è l’essere arrivati così vergognosamente in ritardo nel proporre un adattamento, le cui tematiche, erano probabilmente già vecchie trent’anni fa.
      Il secondo, emerso in questi giorni (cosa di cui parlavo di sponda pure nelle due righe su Mad Max) è il fatto che principalmente, l’idea alla base di un film non è più quella di raccontare una storia. Al contrario, partire da un modello seriale. Del tipo, l’idea è fare tre, quattro, diciotto film. Se il primo incassa, ne fanno uscire a carretta. Non so se rendo l’idea.

      1. Comprendo benissimo. Oggi,nelle grandi produzioni,si ragiona sempre in questa maniera( me li immagino co sto simbolo del dollaro al posto delle pupille). A causa di questo tipo di approccio,ci si ritrova spesso a vedere film che appaiono un po monchi gia in partenza,e di cui alle volte,causa basso riscontro al botteghino,non si avrá mai l’opportunita di vedere un seguito(o dei seguiti) che possa magari dare quel senso di completezza al tutto. Interessante sara anche vedere come certo modo di fare cinema potrebbe provocare nel tempo la morte di quei cult un pò tardivi. Quei film che magari risultano un flop alla loro uacita e che invece,con il tempo,arrivano a brillare di una nuova luce e godere della(non sempre magari) meritata fama. Chi vedra tra vent anni gli insuccessi dei film di questo decennio,si troverà spesso a vedere film che non saranno capaci di conquistarli con i loro mondi allo stato embrionale e personaggi appena abbozzati. Non esisterá forse più la seconda chance? oggi ancora é possibile e assistiamo spesso a film che riemergono dalle loro ceneri,grazie al passaparola della rete…ma più si va avanti e più temo che questo privilegio possa andare perduto.

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