Alien saga timeline poster

Alien saga: nascita, vita e morte di uno xenomorfo

Alien profumo di Alien, con lo xenomorfo io voglio giocare… va be’, forse la canzone non faceva proprio così, ma chissene. Saranno sì e no, uhm… forse quattro o cinque giorni, che sto a farmi le lampade agli occhi con Alien: film, fumetti, videogames. Tutto di tutto, insomma. Perciò, mi pare pure normale che sto iniziando a vede’ i mostrilli che mi girano per casa. Anzi. Che mi escono dalle fottute pareti, se vogliamo restare in tema.

A ogni modo, tutto questo perché l’altro giorno, per la serie vox populi, a mani bassissime avete deciso per le due righe su Alien. Quindi, a dispetto del fatto che volevo (almeno tentare di) mantenermi più soft con le due righe, l’argomento già di suo porta ad allungare il brodo in maniera allarmante. Ma qua, ora, si prospetta ‘na cosa pazzissima. Perciò, meglio che vi stringete forte forte le mutande, ché quanto segue è un pippone agghiacciante di proporzioni apocalittiche.

 

Alien (Alien – 1979)

Alien saga: Alien film 1979 di Ridley Scott
Alien 1979 – Regia: Ridley Scott – Sceneggiatura: Dan O’Bannon, Ronald Shusett

Ok, questa è ‘na cosa che ho detto più e più volte: Alien, è un franchise vecchio di quarant’anni. Quindi, mi pare pure piuttosto chiaro dunque, il fatto che ormai, Alien saga sia praticamente ‘na carcassa divorata fino al midollo. Tanto per dire ma, per ovvie ragioni anagrafiche, non m’è stato possibile vedere i primi due film al cinema. Ci so’ arrivato lungo di dieci anni almeno, quando sul finire degli anni ’80, da ragazzino vidi per la prima volta Alien di Ridley Scott.

Che già al secolo tra l’altro, il tempo in cui il film era in grado di suscitare brividi di panico e paura, era passato da parecchio. Infatti, vedi gli spot della Pepsi dei primissimi anni ’90 (che v’ho messo qua nel video). Quelli dove lo xenomorfo si scola la lattina di cola, e rutta di prepotenza in faccia ai ragazzini. Eh, queste so’ cose che non si dimenticano. Di conseguenza, figuriamoci oggi dopo quarant’anni, quanta “paura” possa fare ‘sto film, insomma.

Tuttavia, non è questo il punto. Nonostante tutto, Alien è uno di quei film che, come dire… ciclicamente va, ti metti e te lo riguardi. Di nuovo, di nuovo e di nuovo. E ogni volta, ogni singola volta, mi chiedo più o meno sempre la stessa cosa: cos’è che rende Alien un film così potente? Ovviamente, il film di Ridley Scott non era certo il primo che parlava di mostri assassini provenienti dallo spazio. Tanto meno, la prima storia in cui i personaggi venivano sistematicamente massacrati uno a uno.

Il diavolo è nei dettagli, o almeno così si dice, no? Ecco, è qui che per me, si nasconde il vero fascino di Alien. La storia, quella superficiale, in cui un essere alieno sale a bordo di un’astronave e massacra l’equipaggio, è robetta da pulp anni ’50 a voler essere onesti. Anzi. A tal proposito, Dan O’Bannon, lo sceneggiatore di Alien, se ne uscì con ‘na cosa fantastica: “La storia di Alien non l’ho fregata a nessuno; l’ho fregata a tutti!”

Crociera nell'infinito è un romanzo di fantascienza di A. E. van Vogt

Appunto, se sei il tipo che si sfonda di film della golden age della fantascienza, non è difficile rendersi conto di dove O’Bannon è andato a pesca’ per Alien. Dal radiofaro che guida l’equipaggio della Nostromo su LV-426 preso da Il Pianeta Proibito (Forbidden Planet), allo xenomorfo che si nasconde a bordo come ne Il mostro dell’astronave (It! The Terror from Beyond Space). Insomma, la cosa si nota.

Ah, e in questo senso mica ci vogliamo dimenticare poi, del tentativo di causa per plagio mossa da A. E. van Vogt nei confronti di Alien, eh. Essenzialmente, Van Vogt minacciò di fare causa alla produzione del film per via del suo romanzo Crociera nell’infinito (The Voyage of the Space Beagle). Pubblicato nel 1950 e diviso in quattro parti, quella chiamata Ixtl ha una somiglianza piuttosto sospetta con Alien. Soprattutto riguardo alle tecniche riproduttive dei due mostri. Infatti, entrambi sono parassiti simbiotici che depositano uova negli esseri umani, con l’embrione che una volta sviluppato divora dall’interno l’ospite.

Poster del film Dark Star di John Carpenter 1974

Oh, potrebbe essere stata benissimo ‘na coincidenza, vallo a sape’. Però, diciamo che van Vogt non la prese proprio benissimo ‘sta cosa. Comunque, la causa non arrivò mai in tribunale in quanto le parti raggiunsero privatamente un accordo economico. Al di là di questo, forse la cosa più interessante da notare è come, in un certo qual modo, Dan O’Bannon si sia “copiato” da solo.

Mi spiego meglio: pochi anni prima di Alien, nel 1974 uscì Dark Star, il primo film diretto da John Carpenter. La sceneggiatura, venne scritta da Carpenter e O’Bannon, ok? Ora, in Dark Star, essenzialmente una commedia satirica piuttosto grottesca, c’è una sequenza chiamata Beachball with Claws.

Dan O'Bannon il sergente Pinback nel film Dark Star di John Carpenter del 1974

Uno dei personaggi, il sergente Pinback (lo stesso Dan O’Bannon) ha adottato come “mascotte” della nave un alieno. Alieno curiosamente simile a… beh, sì ‘na palla, praticamente. L’alieno non fa altro che saltare per tutta la nave, rifiutandosi di restare in magazzino, costringendo così Pinback a inseguirlo ovunque. Pure nei condotti d’aerazione. Ecco, fondamentalmente, ‘sta cosa è stata è stata presa di peso, ed è diventata la sequenza in cui il capitano Dallas (Tom Skerritt) si ficca nei condotti di ventilazione col lanciafiamme per cercare lo xenomorfo in Alien.

Dan O'Bannon il sergente Pinback nel film Dark Star di John Carpenter del 1974

In merito a ‘sto, chiamiamolo riciclo va, lo stesso O’Bannon disse: “Se non riesco a farli ridere, allora forse posso farli urlare”. Questo dopo essersi reso conto del fatto che il pubblico, manco per sbaglio aveva capito dove ridere e dove no, guardando Dark Star. Oltre al fatto che, sì e no quattro gatti all’epoca s’erano filati il film. Perciò, chi mai potrebbe accorgersi di ‘sta mandrakata, pensò.

Alien 1979 il capitano Dallas nei condotti di ventilazione cerca lo xenomorfo

Alien 1979 il capitano Dallas nei condotti di ventilazione cerca lo xenomorfo

Intanto, ok: quattro gatti s’andarono a vede’ ‘sto Dark Star. Ma erano comunque gatti importanti. Innanzitutto, Ridley Scott, fu uno di quei pochi che avevano visto e apprezzato il film. Perciò, quando poi venne contatto anni dopo, accettò e fu contento di dirigere Alien. Ma sopratutto, n’altro che s’andò a vedere e a cui era piaciuto il film di Carpenter, era Alejandro Jodorowsky. Che all’epoca aveva acquisito i diritti su Dune di Frank Herbert.

E siccome a Jodorowsky Dark Star era piaciuto parecchio, invitò O’Bannon ad aiutarlo con l’ambizioso adattamento del libro che c’aveva intenzione di fare. Così O’Bannon fece “armi e ritagli”, vendette tutte le sue cose e si trasferì a Parigi per lavorare al film. Un volta lì, mentre lavorava su Dune, incontrò un fottìo di gente importante: tipo Chris Foss, Ron Cobb, Jean Giraud (Moebius) e H.R. Giger.

Quando poi il Dune di Jodorowsky finì all’aceto per carenza di pecunia, O’Bannon prese tutti ‘sti cristiani, e cominciò a lavorare su questo suo progetto, una sceneggiatura intitolata Star Beast. Riciclando poi molte delle cose già realizzate per Dune. E ora che ci penso, in un certo senso, alla fine è un po’ come se Alien fosse “il figlio” di Dune in effetti.

 

progetto della piramide di H.R. Giger per il film Alien del 1979

Comunque sia, nel 1976 Dan O’Bannon su soggetto di Ronald Shusett, completò la sceneggiatura di Star Beast. Successivamente rinominata ALIEN, ci so’ un paio di cose per niente indifferenti in questa prima versione. Innanzitutto, c’erano già lo xenomorfo, il relitto dell’astronave aliena e il cadavere dello Space Jockey. Tuttavia, c’era anche ‘sta specie di struttura piramidale, piena di uova aliene. Che tra l’altro qui, vengono descritte più come scatole metalliche, contenitori insomma, piuttosto che uova vere e proprie.

In ogni caso, era in questa piramide che l’equipaggio della Nostromo avrebbe dovuto incontrare i facehuggers. Alla base, l’idea iniziale era che gli xenomorfi sarebbero dovuti essere una civiltà avanzata, colta ma dal ciclo vitale incredibilmente complesso. La cui gestazione comportava l’uso di ospiti viventi, seguita poi da uno stadio adolescenziale violento, aggressivo e privo di ragione. La specie dunque, aveva sviluppato un rigoroso culto religioso basato sul loro metodo di riproduzione, il quale veniva svolto appunto in queste piramidi.

progetto della nave degli Ingegneri di H.R. Giger per Alien film del 1979

Dunque piramide, uova, facehuggers e compagnia bella, era previsto fossero tutti autoctoni del pianeta. L’Ingegnere, così come quelli della Nostromo, c’era capitato semplicemente per caso lì e usato come vittima sacrificale per la riproduzione. Alla fine però, tutta ‘sta roba venne eliminata dallo script perché, ovviamente, non ci stavano i dindini per mettere in piedi la cosa.

Pertanto, nella versione definitiva di Alien, è stata “fusa” col relitto della nave dell’Ingegnere e si lascia intendere che fosse lui a trasportare le uova. Ciononostante, l’idea della struttura piramidale piena di uova/contenitori, ci so’ voluti anni, certo; ma alla fine venne utilizzata. Difatti, si può vedere in Alien vs. Predator e nel prequel Prometheus.

Alien 1979 Nostromo su LV-426

Altra cosa da notare, così come inizialmente concepito da O’Bannon e Shusett, Star Beast/Alien pareva più un b-movie di quelli poverissimi, fac-simile dei film di fantascienza anni ’50 anzichenò. I personaggi c’avevano nomi assurdi tipo Chaz Standard, Cleave Hunter e Jay Faust. La violenza era molto più accentuata, sensazionalistica volendo. Per farla breve, i presupposti per una ciofeca c’erano tutti.

Fortunatamente, così non è stato. Come dicevo più su, la storia del mostro che si nasconde e viene fuori scherzone per farsi l’equipaggio, è solo la superficie. La punta del proverbiale iceberg volendo parafrasare. La vera forza di Alien, è quell’enorme massa nascosta al disotto. I dettagli, appunto. Parliamoci chiaro: so’ quarant’anni che si continua a discutere di e su Alien. Pare non si possa fare a meno di ‘sta cosa. Perché?

Alien film del 1979 di Ridley Scott, la nave dell'ingegnere su LV-426

Ontologicamente parlando, Alien è praticamente la sostanza che vede la causa di sé in se stesso. Ché diventato ‘na specie di, come dire… idra a più teste, ecco. Ognuna delle quali è il personale apporto di c’ha lavorato. Non è merito di Tizio o Caio se Alien è quel che è. Anzi. Come nella composizione di una melodia, che certo non puoi butta’ le note alla cazzomannaggia ma c’è bisogno di equilibrio per ottenere l’armonia, così è il film.

La storia scritta da O’Bannon è intrigante, certo. Ma fondamentalmente banalotta. Per quanto successivamente si so’ potuti prendere a sputi e fischi, c’è da riconoscere il merito anche ai produttori David Giler e Walter Hill (sì, il regista de I guerrieri della notte, proprio lui). Che inserirono i personaggi di Ripley e l’androide Ash. Nonché, non sono sicurissimo di ‘sta cosa ma, mi pare che pure la sottotrama della Weyland-Yutani sia un’idea di uno di ‘sti due.

Alien film del 1979 di Ridley Scott, interno della nave dell'ingegnere su LV-426

Poi, indiscutibile è l’apporto di H.R. Giger. Con la sua arte surrealista, cupa e che mescola organico, meccanico, sensualità, irrealtà e orrore, ha dato vita a una creatura che, dire straordinaria è poco. Lo xenomorfo di Alien è unico. Se dovessi descriverlo con un aggettivo, sicuramente direi onirico. Ché lo xenomorfo, nella sua figura, è l’incarnazione di tutti quegli incubi di cui al risveglio, c’hai solo un vago ricordo.

Tutto in lui è inquietante e in qualche modo, come dire… corrotto. A partire dal suo ciclo vitale (che sia stato copiato o meno) invasivo e orrendo, fino alla sua stessa presenza. Che incombe sui personaggi come una malattia incurabile. Ma non si tratta solo di questo. L’arte surreale di Giger, fa magnificamente a cazzotti (nel senso buono, eh) coi disegni tecnici dei “futuristi visuali” Chris Foss e Ron Cobb.

Alien film del 1979 di Ridley Scott, Kane che trova le uova di facehugger

Nonostante siano passati quarant’anni, la nave aliena dello Space Jockey, sembra ancora un qualcosa di profondamente e veramente alieno. Ciò che intendo dire, è che molti, moltissimi film di trenta o anche solo vent’anni fa al massimo, che al secolo immaginavano il futuro o probabili mondi extraterrestri, visti a posteriori inevitabilmente paiono posticci a schifo. Invece, la nave spaziale aliena di Giger, così diversa, così “organica”, è magnificamente in contrasto con l’austera essenzialità metallica della Nostromo di Foss e Cobb.

Ecco, tutto questo, tutta ‘sta mole di dettagli da sovraccarico sensoriale quasi, in mano a un regista minore sarebbe potuta benissimo diventa’ ‘na ridicola cagnara. Cosa effettivamente successa anni dopo nel 1995 col film Specie mortale (Species). Al contrario, Ridley Scott arrivò a capire e sfruttare un concetto semplice, ma molto importante: less is more. Cioè, meno è meglio. La regia di Scott è moderata, minimalista e funzionale all’economia del film.

Alien film del 1979 di Ridley Scott, il facehugger su Kane

Scott è misurato, mantiene l’azione in Alien a filo, inframezzandolo con occasionali lampi di violenza che punteggiano il film. Non ha cercato il sensazionalismo spicciolo. Non ha cercato di far presa sul pubblico schiaffandogli subito in bocca il mostro, riducendo il tutto a un semplice slaughter party. In parole molto semplici, non l’ha ridicolizzato. Poi, che te lo dico a fare, la magia degli effetti speciali del nostro connazionale Carlo Rambaldi, ha fatto il resto. Dando la giusta potenza visiva al tutto.

Alien novelization (Alan Dean Foster – 1979)

Alien saga: i romanzi tratti dai film di Alien scritti da Alan Dean Foster

Quindi, costato poco meno di undici milioni di dollari, Alien alla fine se ne portò a casa oltre cento. E con giusta ragione, oserei dire. Però, c’è comunque un “ma”. D’accordo, tutti quelli che hanno messo mano al film, erano in gran forma, se così vogliamo dire. Professionisti che hanno dato il massimo per ottenere il miglior risultato possibile. I loro sforzi sono stati sicuramente ripagati ma, tuttavia, questo basta a far sì che si parli di un film per quarant’anni?

Secondo me, no. Il fatto è, che ci so’ ‘na marea di film validissimi che so’ andati a finire giù per lo scarico di quel cesso chiamato dimenticatoio. Allora cos’è che ha distinto Alien, che non gli ha fatto fare la stessa fine? Come dissi nelle due righe sulle curiosità su 1997: Fuga da New York, William Gibson, notoriamente conosciuto come il padre del Cyberpunk, ha affermato che il Neuromante deve molto al film di Carpenter.

“Fui molto colpito da uno scambio di battute, in una delle scene di apertura. Quando una guardia dice a Snake “Hai già volato col Gullfire su Leningrado, vero?” Insomma, è solo una semplice linea di dialogo. Però, per un momento ha funzionato come la migliore fantascienza, dove un semplice riferimento casuale può implicare molto di più.”

Alien saga, progetto dell'ingegnere di H.R. Giger

Essenzialmente, sono del parere che un film sia tanto memorabile quanto in grado di colpire l’immaginazione. Di impressionare, stupire e restare impresso nella mente dello spettatore. Alien non è solo un bel film ben realizzato. Al suo interno, nasconde molto più di quanto ci sia in superficie, ed è quello che colpisce profondamente. L’esempio dell’iceberg che facevo più su, non l’ho buttato alla cazzomannaggia. Anzi. Tanto per capirci, no, ma solo il cadavere dell’Ingegnere che l’equipaggio della Nostromo trova su LV-426, ma quanti possibili scenari apre?

Un chiarissimo esempio di ‘sta cosa, sono le novelization dei film, scritte da Alan Dean Stanton. Che riprendono, e in qualche modo ampliano, il sottotesto nascosto del film. Per esempio, nel primo romanzo tratto dal primo film della serie, ci sono alcune piccole, ma significative differenze che portano la storia verso un’espansione orizzontale.

Alien 1979 ash

Tipo, il romanzo implica che l’umanità abbia stabilito il contatto con specie extraterrestri prima dell’incontro con lo xenomorfo, mentre ciò nel film non avviene. La scena in cui i sopravvissuti parlano con la testa mozzata di Ash poi, è significativamente più lunga. In particolare, Ash conferma che la compagnia aveva già decifrato il segnale proveniente da LV-426. Che sapevano dell’alieno e avevano già una vaga idea di cosa fosse e come avrebbero potuto utilizzarlo.

Inoltre, la novelization segue lo script originale di Alien. Infatti, Ash afferma che gli Xenomorfi sono autoctoni della luna, e gli Ingegneri ci si sono imbattuti per caso quando sono atterrati durante un’esplorazione di routine. In Alien film, e in particolare nel sequel Aliens e nel prequel Prometheus invece, viene definitivamente specificato che le uova non provenivano da LV-426. Ma sono state portate sul pianeta dagli Ingegneri a bordo della loro nave.

scena di Dallas nel bozzolo eliminata dal film Alien del 1979

Ultimo ma non meno importante, c’è una scena particolare nel romanzo. In cui Ripley, dopo aver attivato il sistema di autodistruzione della Nostromo, scopre il punto dove lo xenomorfo aveva nidificato. Trovandoci i corpi di Dallas e Brett, avvolti in bozzoli di materiale organico corrosivo, che lentamente li sta trasformando in uova. Nonostante tutto, Dallas è ancora vivo e implora Ripley di ucciderlo. Cosa che lei fa, incenerendo tutto col lanciafiamme.

scena di Dallas nel bozzolo eliminata dal film Alien del 1979

Questa sequenza, che fondamentalmente chiude il cerchio e spiega il ciclo riproduttivo degli xenomorfi, fu effettivamente girata per Alien. Ma Ridley Scott decise di tagliarla, in quanto pensò che non fosse utile all’economia del film e che, sopratutto, un alone di mistero avrebbe sicuramente giovato alla storia. Cosa sensata, in effetti. Peccato per quel che successe poi, ma tant’è. Poi lo vediamo più giù.

scena di Dallas nel bozzolo eliminata dal film Alien del 1979

A ogni modo, mentre le altre differenze tra Alien film e libro sono state bellamente ignorate nei successive romanzi della serie, la scena del bozzolo è ancora citata nei romanzi Aliens e Alien 3, nonostante non appaia nel primo film. Comunque, la sequenza è tranquillamente visibile dato che nella extended cut di Alien del 2003, è stata reintegrata nel film.

Aliens – Scontro finale (Aliens – 1986)

Alien saga: Aliens film 1986 di James Cameron
Aliens 1986 – Regia: James Cameron – Sceneggiatura: James Cameron

Arriviamo così, a un punto cruciale nella storia di Alien: l’entrata in scena di Cameron il distruttore. Come Attila, dove passa James Cameron, non crescono più i sequel. Per una questione molto semplice in realtà. Cioè, che le storie scritte da Cameron, mettono un punto fermo. Definitivo e inamovibile. Il che, da un punto di vista narrativo è logico e giusto ma, è ‘na cosa che fa letteralmente a cazzotti (nel senso peggiore) con la logica monetaria di Hollywood.

Negli anni, cosa inevitabile del resto, ogni qual santissima volta si parla di Alien, viene fuori sempre la solita diatriba: c’è chi preferisce Alien di Ridley Scott, e chi invece, considera migliore Aliens di James Cameron. Personalmente però, per me e sottolineo per me, ‘sta cosa è ‘na gran vaccata. Per il semplice fatto che ‘sti due film sono complementari. Scott e Cameron, sono registi diversi ognuno col proprio stile. Laddove Scott preferiva creare una sottile atmosfera di tensione, Cameron tira fuori un film di guerra gung-ho. Queste sono due parti di una sola storia che si completano a vicenda.

Alien saga: cast del film Aliens del 1986 di James Cameron

Fondamentalmente, un altro regista col compito di girare un sequel non si sarebbe sbattuto più di tanto. Avrebbe buttato lì n’altra nave, un’altra manciata di personaggi da far morire in modi più o meno fantasiosi, lo stesso mostro del film precedente et voilà! Eccoti il compitino copia-e-incolla bello impacchettato. Per questo nell’ottica della quadrilogia di Alien, ho sempre apprezzato James Cameron. Non perché il suo film sia migliore o più bello di quello di Ridley Scott. Bensì, perché ha scelto di fare le cose a modo suo, creando un film con un proprio tono, ritmo e temi.

Sopratutto, tralasciando Prometheus e Covenant, per decenni Aliens è stato l’unico sequel a funzionare perché la storia Cameron l’aveva scritta con criterio. Mi spiego meglio: Alien è uscito nel 1979, mentre Aliens, quasi dieci anni dopo nel 1986. In quest’arco di tempo, in cui dal successo del primo film è venuto fuori di tutto, come speri di sorprendere ancora il pubblico con un soggetto già così ampiamente sfruttato?

Ripley sulla Terra nel film Aliens di James Cameron del 1986

Ora, guardiamo n’attimo come comincia Aliens, ok? Nella finzione della storia, dopo aver sbattuto fuori lo xenomorfo dalla navicella, Ripley passa la bellezza di cinquantasette anni alla deriva nello spazio. Viene trovata per caso, recuperata e riportata sulla Terra da una squadra di salvataggio in missione di routine. Lo so che può sembrare ‘na semplice cazzattella, ma ragioniamoci n’attimo.

Il fatto stesso che ci siano squadre di salvataggio nello spazio profondo, la cui direttiva principale è il recupero di oggetti spaziali, ha un significato implicito enorme. Significa che gli esseri umani non vivono più in un’epoca in cui il viaggio nello spazio è strettamente esplorativo. Al contrario, squadre di addetti al recupero di rottami spaziali implica una certa familiarità con l’universo stesso. Voglio dire, se così non fosse, trovare una donna alla deriva in una navicella spaziale chissà da quanti anni, avrebbe portato a una serie di domande infinite. Invece, nel film la cosa viene considerata piuttosto normale.

soldato Vasquez in Aliens di James Cameron del 1986

Oltretutto, veniamo anche a sapere che Ripley aveva una figlia (Amanda). Che fondamentalmente non ha mai conosciuto a causa della deriva di quasi sessant’anni nell’ipersonno. Tra l’altro, non ricordo bene ma, mi pare ci sia una scena tagliata, reintegrata poi nell’edizione speciale, in cui viene spiegato che Amanda sia morta di cancro. Tutto questo dunque, non è semplice infodump, mondezza in pratica, buttata lì con l’unico scopo di allungare il brodo.

Hadley's Hope nel film Aliens di James Cameron del 1986

Al contrario, Cameron sceglie di costruire Aliens basandosi sui personaggi. La prima oretta, serve a costruire e reintrodurre metodicamente Ripley all’interno della storia. Insieme al resto del cast, l’equipaggio di Colonial Marines  che l’accompagneranno di nuovo su LV-426. Tra l’altro, vale la pena notare quanto i Marines Coloniali, come personaggi, siano diventati memorabili. Il Caporale Hicks, Vasquez, Hudson e tutti gli altri, sono diventati praticamente un cliché infinitamente sfruttato ovunque, dal cinema ai videogiochi.

James Cameron è stato furbo. Ha capito che non poteva riproporre lo stesso pastone da buttare in faccia al pubblico. L’effetto sorpresa era scomparso da tempo, perciò, gli xenomorfi all’interno della storia sono un’appendice. Curata, sicuramente; ma comunque sempre un’appendice. Alien era la storia dello xenomorfo. Aliens invece, è la storia di Ripley.

Ripley e Newt nel film Aliens del 1986 di James Cameron

Tutto segue un arco narrativo, semplice, efficace e al tempo stesso molto stratificato. LV-426, nei sessant’anni di assenza di Ripley è stato terraformato e trasformato in una colonia. Molto probabilmente, un’ennesima macchinazione della compagnia per studiare lo xenomorfo.

Ripley, come personaggio, affronta una crescita per nulla indifferente, ottenendo la possibilità di affrontare i mostri del suo passato, fortificandosi e nel frattempo, trovare una figlia surrogata in Newt. Con la quale instaura un rapporto madre-figlia che, in un certo modo spinge Ripley a diventare ancora più forte.

Alien xenomorfo

In ogni caso, come detto vero è che Aliens è la storia di Ripley e gli xenomorfi fanno da, come dire… sfondo, insomma. Tuttavia, c’è una cosa molto importante che non può essere trascurata. Aliens funziona perché la prima parte costruisce, introduce e sviluppa i personaggi in modo logico e coerente. Tutto il resto, è un’infinità di mazzate ed esplosioni. E in tutto questo, gli xenomorfi, per quanto possano essere considerati secondari, vengono comunque trattati col dovuto rispetto.

Più su si diceva della scena eliminata in Alien, quella con Dallas e Brett nel bozzolo, no? Ebbene, Ridley Scott ha sempre avuto chiara l’idea di come gli xenomorfi si riproducessero. E il fatto che non chiamarono lui a dirigere il sequel, è ‘na cosa che non se n’è mai scesa. Sopratutto, quello che non ha mai sopportato, è il fatto che Cameron gli mangiò praticamente in testa, ignorando il suo lavoro. Difatti, Cameron non chiamò H.R. Giger ma preferì Stan Winston. Col quale, diede agli xenomorfi ‘sta specie di gerarchia tipo formiche, con una società divisa per classi sociali, al cui capo c’era la regina.

Alien saga: Aliens Queen

Al di là di tutto comunque, il più grande successo di Cameron, la vera forza di Aliens, sta nell’aver creato una storia che s’integra perfettamente con l’originale Alien. Visti a posteriori, Aliens diventa il secondo atto di una storia più lunga. In cui la protagonista, Ripley, dopo l’orrore del primo incontro con lo xenomorfo, prende in mano la situazione ed è in grado di mettere la parola fine ai suoi incubi. Con Aliens, Cameron ha in pratica creato un cerchio perfetto. Con una storia logica, coerente e che aveva un inizio, un mezzo e una fine. In pratica, questo è il motivo per cui ogni successivo tentativo di sequel era destinato a priori al fallimento.

Ora, direi che con questo sia anche giunto il momento di chiudere ‘sto pippone agghiacciante. In tutta onestà, qui c’erano pure due parole su Alien 3, Alien 4 e i vari fumetti usciti nel corso degli anni. Ma facciamo che questi ce li risparmiamo per la prossima volta, ok?

Detto questo, anche per oggi credo sia tutto.

Stay Tuned ma sopratutto Stay Retro.

 

Alien

  • Titolo originale: Alien

  • Regia: Ridley Scott

  • Produzione: Gordon Carroll

    David Giler

    Walter Hill

  • Sceneggiatura: Dan O’Bannon

  • Soggetto: Dan O’Bannon

    Ronald Shusett

  • Starring: Tom Skerritt

    Sigourney Weaver

    Veronica Cartwright

    Harry Dean Stanton

    John Hurt

    Ian Holm

    Yaphet Kotto

  • Casa di produzione: 20th Century Fox

    Brandywine Productions

  • Distribuzione: 20th Century Fox

  • Data di uscita: 25 Maggio 1979 

Aliens – Scontro finale

  • Titolo originale: Aliens

  • Regia: James Cameron

  • Produzione: Gale Anne Hurd

  • Sceneggiatura: James Cameron

  • Soggetto: James Cameron

    David Giler

    Walter Hill

  • Casa di produzione: Brandywine Productions

  • Distribuzione: 20th Century Fox

  • Data di uscita: 18 Luglio 1986

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Alien saga: nascita, vita e morte di uno xenomorfo
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Alien saga: nascita, vita e morte di uno xenomorfo
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Una retrospettiva su Alien e Aliens, i primi due film della saga
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Il Sotterraneo del Retronauta
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