Alien Covenant

Alien: Covenant – Le due righe sul film

Alien, è un franchise vecchio di quarant’anni quasi. Una carcassa, che nel corso dei decenni, è stata spolpata fino all’osso. Pertanto, come si può anche solo sperare di sorprendere ancora il pubblico? Cerchiamo di capirci: Alien: Covenant è un film magnifico, perfetto e strabiliante? In grado magari, di risollevare da solo un soggetto sfruttato allo stremo? No. Ma perlomeno ci prova. E di sicuro, è tutto tranne che un brutto film. A parte per una cosa.

 

Personalmente parlando, a me non piace chi fa dietrofront e cambia le proprie idee per accontentare gli altri. Anzi. Diciamo che è ‘na cosa che m’irrita particolarmente. Allora Scott che ha fatto? Viste le pernacchie che s’è preso con Prometheus, ha scelto di continuare sulla stessa rotta, sì. Però, aggiustando il tiro e rendendo Alien: Covenant un film più “tradizionale”. Molto più simile del necessario a uno qualsiasi dei precedenti capitoli della saga.

Alien covenant

In questo senso, Covenant riprende la mitologia iniziata con Prometheus, ma non si espande verso questa. Sposta il focus su ‘na traettoria più lineare, diretta – e sicura – verso il primo Alien. Da un lato, ‘sta cosa rende Covenant un film nel suo complesso, più robusto e meno ambizioso di Prometheus. Certo. Anche se questo per molti potrebbe essere un pregio, personalmente parlando, per me, è il difetto più grave in assoluto del film. Perché? Perché dal mio punto di vista hai deciso di scendere a patti, preferendo giocartela sicura anziché rischiare.

In pratica, Covenant inizia con un flashback, in cui Peter Wayland pare crogiolarsi nell’autocompiacimento alla vista della sua creazione: un androide autodefinitosi “David”. Esatto; quello stesso David di Prometheus. A un certo punto comunque, tutta l’allegria di Wayland, se ne scende dritta giù per il tubo, quando David gli rivolge un’emblematica domanda: “se tu hai creato me, chi ha creato te?”.

Alien Covenant

Stacco. Siamo nell’anno 2104. Dieci anni dopo gli eventi visti in Prometheus. La nave spaziale Covenant, in missione di colonizzazione verso un remoto pianeta, viaggia tranquillamente verso la sua destinazione con a bordo migliaia di futuri coloni. Nonché, oltre i passeggeri in stato di sonno criogenico, anche migliaia di embrioni. L’unico sveglio per occuparsi di tutto, è l’androide Walter.

Ovviamente, ecco che la situazione s’imbruttisce all’improvviso. La Covenant viene colpita da una violenta eruzione solare, che non infligge danni poi così gravi alla nave. Quanto semmai all’equipaggio e ad alcuni coloni che perdono la vita. A ogni modo, nonostante le perdite la missione deve andare avanti e così, nel frattempo la Covenant viene riparata, si cerca di far fronte anche alla ricaduta emotiva.

Alien Covenant

Nel mentre le riparazioni proseguono, l’equipaggio intercetta per caso un segnale umano, proveniente da un pianeta non molto distante dalla loro attuale posizione. Dopo averlo identificato e scansionato, si rendono conto che ‘sto pianeta sconosciuto, è quanto di più simile possa esserci alla Terra. Di gran lunga più adatto alla vita umana rispetto al pianeta verso cui erano diretti. Quindi, qui sorge la domanda: tornare nelle capsule d’ipersonno e affrontare altri sette anni di viaggio, oppure andare a buttare n’occhio a ‘sto pianeta “perfetto” a un tiro di sputo? Naturalmente, la risposta viene da sé.

Alien Covenant

Dunque, parecchi anni fa, Roger Erbert, nel programma televisivo Sneak Previews a proposito del primo Alien, disse che:

“In pratica è solo un’intergalattica casa stregata genere thriller ambientato all’interno di un’astronave.”

Quindi, niente di così eclatante dopotutto. Ora, ovviamente, uno può essere d’accordo come che no, questo è sicuro. Forse è un giudizio magari troppo riduttivo, d’accordo. Sta di fatto però, che se si prende il film e lo si spoglia, riducendolo all’essenziale, non resta altro che questo. Un semplice beast-movie nella sostanza, che si distingue dalla massa nella forma.

Alien Covenant la recensione

Ora attenzione: tempo addietro, tirai giù due righe su quelli che per me, sono ‘na decina fra i migliori fim horror anni ’70. Fra questi, figurano “Non aprite quella porta” e “Lo Squalo”. Perché menziono questi due in particolare? Per il semplice fatto che, entrambi, presentano delle fortissime analogie col primo Alien. Tipo che, tutti e tre, per quanto “semplici” nelle idee, sono film avveniristici per i loro tempi. Che hanno segnato il passo per tutto ciò che sarebbe venuto dopo. Nonché, tutti e tre, sono stati sommersi da ‘na valanga di seguiti uno più ridicolo dell’altro. Che non avevano e non portavano alcun valore aggiunto nell’economia della situazione.

Alien Covenant

Fondamentalmente, quello che, personalmente, non m’è mai piaciuto di Alien visto come saga cinematografica, è la mancanza di una struttura orizzontale che legasse insieme i film. Quel che voglio dire è che, un conto sono dei canovacci che giustifichino la presenza dei personaggi e delle loro vicende. Altro paio di maniche è la presenza di una “struttura portante”. Per essere chiari, da Alien fino a Prometheus, gli unici sforzi fatti, so’ stati quelli di migliorare il design degli xenomorfi. Nella sostanza però, io spettatore non vedo altro che personaggi che devono fare da punto A a punto B mentre giocano ad acchiapparella col mostro.

Alien Covenant

Questo, di suo, è uno schema che puoi riproporre una, due volte; ma poi basta. Perciò ho apprezzato tantissimo Prometheus. Che potrà anche essere il film peggiore di questo mondo, d’accordo? Sta di fatto però, che al netto dei suoi difetti, almeno quel miserabile sforzo di volontà, per cercare di andare oltre “il film di mostri”, è stato fatto. Il tentativo di dare uno spessore, reale, alla figura dello xenomorfo ridotta a semplice macchietta, è stato fatto. Può piacere come che no, ovvio. Ma il punto è che s’è provato a farlo.

Covenant m’ha deluso in parte sotto questo aspetto, perché come dicevo prima, Scott ha preferito scendere a patti con tutti quelli che non volevano altro che farsi schiaffa’ in gola per l’ennesima volta lo stesso pappone riscaldato. Al di là di questo comunque, il film viene fuori come un solido sci-fi horror-thriller dai toni drammatici durante il primo atto. Per evolversi poi in un film dai toni gotici, che si ricollega a Prometheus ponendo l’accento sul significato e le implicazioni filosofiche sulla creazione nel secondo. Per poi finire in una miscellanea di questi approcci nel terzo atto.

Alien Covenant

Tutti insieme, questi elementi funzionano. Rendendo de facto Covenant, più di un semplice slasher coi tizi che vengono fatti pezzi pezzi dal mostro di turno sul pianeta alieno. Il problema, sta nel fatto che il film vira troppo sul sicuro: non sviluppa e lascia in sospeso quasi per intero le tematiche introdotte in Prometheus. Sviluppandone poi di altre (come l’eugenitca ad esempio) senza soluzione di continuità nel quadro generale della situazione. Dall’altro lato però, avvicina questi due prequel/spin-off al franchising canonico, arrivando a un tiro di sputo dal primo Alien.

Alien Covenant

A ‘sto punto che altro dire? Ah, sì. Che Scott s’è affidato al suo direttore della fotografia di fiducia, Dariusz Wolski, per creare l’estetica per Covenant. Mentre Jed Kurzel s’è occupato delle musiche. Il risultato, è un film visivamente impressionante che vanta molto in termini di estetica, creando un’esperienza visiva coinvolgente. Naturalmente, ciò vale anche per le musiche. Perciò, è quasi un peccato che i personaggi non abbiano ricevuto la stessa attenzione per il loro sviluppo. Anche se però, bisogna ammettere due cose:

A) Che da che mondo è mondo, i personaggi in qualsiasi film di Alien, esistono solo in funzione di vittime per gli Xenomorfi.

B) Anche in questo caso, un minimo sforzo s’è provato a farlo, utilizzando l’escamotage di inserire coppie sposate fra i personaggi. In modo tale che, ci fosse un legame un tantino più forte fra di essi, e quindi, che a me spettatore fregasse giusto qualcosa della loro dipartita.

In definitiva, Covenant è un film chiaramente progettato con l’intento di affrontare le critiche avute da Prometheus , ma allo stesso tempo, per continuare a sviluppare trame e tematiche di quel film. Il risultato? Un film godibile preso a sé, con belle idee costruite attorno una moltitudine di concetti anche abbastanza profondi. Nonché un aggiunta abbastanza significativa verso il franchise di Alien (almeno quello inteso da Ridley Scott). Inoltre, quello che mi aspettavo: eleva Prometheus in una posizione migliore, rendendoli in questo modo, due film che si completano a vicenda in modo più che buono.

Quindi per me, film riuscito. Non del tutto, ma comunque riuscito. Perciò, al netto dei difetti si becca quattro ok di Fonzie.

Bene, detto questo credo che anche per oggi sia tutto.

Stay Tuned ma sopratutto Stay Retro.

 

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Alien: Covenant
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Retronauta

Il Sotterraneo è la casa del Retronauta, il tuo amichevole ricordatore di quartiere.

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