I 10 videogiochi più duri di un chiodo da bara – From 80’s to oggi

I videogiochi sono uno dei miei hobby preferiti ma tipo da sempre. Nel corso degli anni ne ho visti e giocati tanti ma ultimamente però, ho iniziato a pensare che se negli ultimi cinque anni, m’avessero dato un euro per tutte le volte che ho sentito dire “Dark Souls videogioco più duro di sempre foreva end eva!!11!!1“, sarei ricco da far schifo, proprio. Ma non è così; e questo vale per entrambe le cose.

Quel che voglio dire è, anche senza risalire al pleistocene, la storia dei videogiochi è costellata di robe in grado di rasentare il limite dell’esasperazione umana. Che sia perché programmati col culo o perché gli sviluppatori, bastardi dentro, tiravano giù sfide totalmente sleali nei confronti dei giocatori, la cosa non cambia: di videogiochi veramente barbari ce n’è a pacchi e la serie di From Software è solo l’ultima di una lunga stirpe.

Ora, sia chiaro: quanto segue è forse solo il frutto di un vulnus infantile ancora scoperto, ma sia come sia, di certo non è la solita retorica spicciola da vecchio bastardo, che dall’alto della torre d’avorio sputa giù a spregio lamentale, indulgendo in quel tipo di elitarismo nostalgico e snob, che critica ogni cosa di oggi per la mancanza di quella leggendaria qualità degli eroi di ieri. Assolutamente no. Anzi. A ogni modo, è giunto il momento di dare un ciancio alle bande e buttare l’occhio a una decina di videogiochi che hanno messo a rischio la sanità mentale di molti.

 

  • Marble Madness (Atari Games 1984)

Marble Madness

Iniziamo da un grande classico della frustrazione: Marble Madness. Infame giochino platform sviluppato da Atari oltre trent’anni fa. In sostanza si tratta di quel tipo di gioco molto semplice concettualmente, ma, che all’atto pratico di metterci la mano si trasforma in un incubo di soffocante rabbia. La premessa, come detto, è semplice: il giocatore controlla una biglia in una serie di labirinti da cui si dovrà uscire; senza ovviamente cadere dai bordi, eh. Non dimentichiamocelo. Naturalmente, di livello in livello le cose si fanno sempre più difficili, più complicate, più bastarde: superfici di ghiaccio, rampe sottilissime, botole, trappole e via dicendo.

Come se non bastasse, come se il gioco fosse troppo semplice, oltre i nemici e tutte le varie infamie, cosa credi, che c’hai un attimo di tempo per pensare? No. Assolutamente. Ogni livello ha un tempo – breve – massimo che allo scadere decreta il game over. Alla fine della fiera, Marble Madness è un gioco difficile, spesso sleale, frustrante ma, decisamente infognante nonostante gli anni. Infatti, tuttora la formula viene replicata in molti labyrinth game.

 

  • Ghosts ‘n Goblins (Capcom 1985)

Ghost 'n Goblins

Come non continuare da quella che è la più evidente fonte d’ispirazione per il gioco di From Software? Quel Ghosts ‘n Goblins che se tu, amico a casa e caso che stai leggendo, sei stato ragazzino negli anni ottanta e c’hai messo mano, non puoi dirmi che non t’ha fatto salire la pressione a mille facendoti ululare come un licantropo con le emorroidi per la rabbia.

Allora, c’avevamo il prode Sir Arthur che fra pericoli, mostri, fantasmi e demoni, in un mondo corrotto dal maligno doveva correre a salvare la sua bella principessa, rapita proprio dal diavolo. Ora, il 90% dei giocatori, indipendentemente dall’età, non andava oltre il primo livello. Questo perché ad Arthur bastavano due colpi per essere seccato: uno lo spogliava dell’armatura lasciandolo in mutande e il secondo lo asfaltava. I nemici a schermo arrivati a un certo punto era ma tipo la follia e attaccavano da ogni dove; poi trappole, finti bonus e/o power up che si rivelavano nemici e così via. Check point, se… sognateli proprio e massimo tre continue, dopodiché via che riparti dall’inizio.

Beffa finale poi, quando tu stavi lì, con gli spasmi e lo sclero negli occhi, convinto (ammesso e non concesso) di aver finito il gioco, bam! Ecco la mazzata: il boss finale era un “fake”. A meno che non aver trovato determinati oggetti e fatto alcuni passaggi nel gioco, non potevi sbloccare gli ultimi due livelli e affrontare il vero boss. Che tra l’altro, nonostante tutto, per affrontarlo bisognava ricominciare il gioco, che attenzione: ripartiva con un livello di difficoltà ancora maggiore. Morale della favola? Un prodotto pensato e sviluppato dal demonio per farti impazzire.

 

  •  Contra (Konami 1987)

videogames difficili

Uno dei più famosi shoot ‘em up a scorrimento laterale di sempre. Un gioco, che chiunque l’abbia terminato, ancora va in giro a vantarsi ventinove anni dopo. Comunque, Contra fu uno dei grandi successi di Konami degli anni ottanta e vedeva protagonisti due soldati che da soli dovevano fermare un’invasione aliena.

Tra parentesi, per la serie “misteri dei videogiochi”, una cosa curiosa riguarda i protagonisti nelle versioni del gioco rilasciate per i vari mercati. Tipo che l’originale asiatico, era ambientato nel futuro, anno 2631 per essere precisi, e i protagonisti si chiamavano Bill Rizer e Lance Bean. La versione nordamericana invece, nella storia era uguale, solo che era ambientata nel XX° secolo e i due protagonisti c’avevano il nome da film d’azione tamarro, cioè Mad Dog e Scorpion; mentre, vai a capire perché, nella versione europea i due erano cyborg e si chiamavano “RD-008” e “RC-011“. Seems Legit.

Al di là di questo, il gioco ti vedeva avanzare in un inferno di proiettili e nemici via via sempre più maniacali tanto erano difficili che, sul serio, uno era pure animato da buone intenzioni ma con una barra della vita a dir poco ridicola, spalmata su di una miserabile manciata di continue a disposizione dopodiché tutto daccapo, a un certo punto il desiderio di tirare il pad nello schermo era l’unico pensiero che avevi.

 

  •  Mega Man (Capcom 1987)

10 videogiochi difficili

Uno dei videogiochi più popolari di sempre, che seppur via via sempre più discutibile e zoppicante di anno in anno è talmente tanto popolare da essere arrivato fino a oggi. Cioè, roba del tipo che l’ultimo gioco della serie – mi pare – è uscito nel 2008/09 (?) per Playstation 3 e Xbox 360.

In virtù di questo, mi pare superfluo dilungarmi più del necessario e quindi, concentriamoci sul fatto che molti, sopratutto se nati nella seconda metà degli anni ’90, difficilmente hanno potuto apprezzare la deliziosa frustrazione data dal primo storico capitolo. Tipo come detto poco sopra per Contra: il trend del periodo era prendere il giocatore, e portarlo a fare una bella gita all’inferno, tra sezioni platform infami come essere svegliati con un calcio in bocca e nemici a ogni dove che quando stavi lì lì per passare un livello e un proiettile infame ti seccava a tradimento, l’unica reazione possibile e moralmente accettabile, era quella di sputare contro lo schermo. Ergo, Mega Man era l’ennesimo gioco che dopo un quantità incalcolabile di game over ti faceva venir voglia di strangolarti col filo del pad.

 

  • Ninja Gaiden (Tecmo 1988)

ninja gaiden nes 1988

Ennesimo gioco partorito dal diavolo: Ninja Gaiden. Anche se la serie è continuata fino ai giorni nostri, immagino che chiunque al secolo abbia giocato la trilogia a 8-bit per Nes, per forza deve avere ancora gli incubi. Fondamentalmente, la storia era la classica cazzata anni ’80, in cui c’è questo Ninja, Ryu Hayabusa che va in America per recuperare degli artefatti antichissimi e potentissimi che nelle mani sbagliate potrebbero distruggere il mondo. Ok, e fin qui. Solo che però, l’unica cosa che il gioco distrugge, è la sanità mentale del giocatore: un titolo dalla difficoltà così elevata da farti venire un coccolone ma di quelli letali proprio. Arrivati a un certo punto, l’unica cosa ottenuta dopo una mezz’oretta di gioco erano una forte emicrania e le vene che pulsavano preoccupantemente nelle tempie. Veramente, un gioco nato con l’obiettivo di essere bastardo e sleale come pochi.

 

  • T.M.N.T. (Konami 1989)

tartarughe ninja videogioco

Ah, le Tartarughe Ninja. Pochissime cose raggiunsero la stessa popolarità sul finire degli anni ’80; cioè, vedi tutti i cloni nati negli anni di cui parlavamo qualche giorno fa. Comunque in virtù di questo, ma empiricamente proprio, ogni stramaledetto ragazzino a quel tempo quando uscì il gioco, probabilmente sarebbe stato più che felice di vendere un rene per averlo.

Gioco del resto, ricordato non tanto per essere un “classico” nell’accezione più comune del termine. Bensì, piuttosto per essere ridicolmente difficile. Il fatto è, che non si trattava di cose come Mega Man o Ninja Gaiden, dove i programmatori avevano ideato sfide con l’intento vero e proprio di non essere superate; o quantomeno, di riuscirci ma con enorme ed estrema difficoltà. Semmai, nonostante fosse un gioco tutto sommato ben fatto, erano sparsi qui e là dei “difetti” intrinsechi che uniti a una difficoltà già al di sopra della media, trasformavano il gioco in un’esperienza frustrante e molte volte avvilente.

Ad esempio, ricordo perfettamente il livello delle fogne, dove – stranamente – il cadere nell’acqua ti uccideva, i passaggi erano stretti, arrivavano nemici, schifezze e mostrilli volanti da ogni parte e, dulcis in fundo, le piattaforme su cui saltare per avanzare erano posizionate male: tu saltavi nel punto obbligato e il personaggio cadeva nel 99% dei casi inevitabilmente verso una tragica quanto pernacchiosa morte, visto che lo spazio d’azione era stato calcolato da uno con due mani sinistre.

 

  • Battletoads (Rare 1991)

battletoads level

L’essere sostanzialmente cloni delle Tartarughe Ninja a parte, devo ammettere, che in sé – come del resto tutti quelli elencati finora – Battletoads era un gioco godibile, ben fatto e con un sistema di gioco fluido e funzionale. Il “problema”, stava nel fatto che tutto il companatico era stato pensato e realizzato per mettere alla prova i nervi e la sanità mentale dei cristiani.

Il livello di sfida era in buona sostanza eccessivo: troppi nemici, troppi pericoli, troppo tutto per un solo giocatore. Infatti, non a caso questa bizzarra difficoltà era stata implementata per “spingere” intrinsecamente i giocatori a giocare in co-op. Ora, su carta, la cosa magari potrebbe essere anche carina e simpatica; sopratutto anche per via del fatto che i livelli finali erano un turbine di pazzia e delirio, nonostante l’aiuto di un secondo giocatore.

Peccato però per quel colpo d’asineria che beccò gli sviluppatori: per qualche strana ragione, quando si giocava in due, i personaggi potevano colpirsi e uccidersi a vicenda. Il che in un beat ‘em up a scorrimento, frenetico pure per giunta, dove quasi sempre il 90% dello schermo era coperto da nemici, beh… diciamo che questo la dice molto, ma molto lunga. Ah! Inoltre, come se non bastasse, la morte di uno dei due giocatori significava game over e ricominciare da capo tutto quanto. In pratica, il panico e la paura proprio.

 

  • Ecco the Dolphin (Novotrade 1993)

Ecco the dolphin

Questo, devo ammettere che è uno dei giochi più particolari e originali che mi sia mai capitato di giocare. Se non sbaglio, al secolo fu un discreto successo quando uscì su Mega Drive, perciò mi pare strano che ad oggi nessuno sembri ricordarselo.

Comunque sia, in buona sostanza il giocatore altro non è che un delfino. Un delfino super intelligente che si trova a combattere un’invasione aliena. Ora, anche se a prima vista può sembrare uno di quei “giochi-carineria”, puccioso, simpatico e colorato in realtà, nascondeva un’intrinseca infamia per nulla indifferente.

Il livello di sfida era discretamente alto; più di quello che uno si aspetterebbe. Gli stage, richiedevano una certa attenzione per essere superati anche perché alle classiche fasi frenetiche dove a pazzia t’arrivava addosso la qualunque per seccarti, si univano fasi “puzzle” ed enigmi da risolvere. Inoltre, essendo “Ecco” un delfino, ergo un mammifero, ti dovevi ricordare di tenere sott’occhio la barra dell’ossigeno e trovare sacche d’aria per farlo respirare, altrimenti schiattava soffocato.

 

  •  Ikaruga (Treasure 2001)

Ikaruga game

Molti sicuramente ricorderanno il caro, vecchio “Space Invaders”, uno degli shoot ‘em up più famosi di tutti i tempi. Da quando apparve nel lontano ’78, oltre ad aver fatto scuola, “ennemilamila” videogiochi hanno ripreso la formula: cose del tipo che dal ’85 al ’95 gli “spara-spara” a scorrimento verticale, ti venivano tirati in faccia a pochi cent la tonnellata. A ogni modo, come sempre le cose più cambiano più restano uguali; sembrava che ormai fossero tramontati del tutto e invece, agli albori del nuovo millennio i Treasure tirarono fuori la loro particolare versione di questa tipologia di giochi.

Solo che nel farlo s’erano sicuramente tirati qualcosa perché il prodotto che venne fuori, è un gioco più duro di un chiodo da bara arrugginito. In pratica, il gameplay è basato su un particolare binomio “bianco-nero”: cioè quando sei di un colore, solo i colpi di polarità opposta possono ucciderti. Mentre quelli della stessa polarità ricaricano l’arma speciale. Ovviamente, questa particolarità si estende anche i nemici coi dovuti distinguo e, detto in parole economicamente svantaggiate e senza che la tiriamo troppo per le lunghe, a un certo punto il panico e la paura proprio: un inferno di proiettili luminescenti a schermo che non si capisce più niente perché ti so’ salite le convulsioni.

 

  •  Demon’s Souls (From Software 2009)

Demon's Souls

Voglio concludere questo excursus-pippone col capostipite dei tanto decantati “Souls”, per un semplice fatto: ovvero, il merito di aver portato di nuovo, dopo alcuni anni di latitanza nel settore, il focus sulla “sfida”. Semplice, nuda e cruda. Con questo cosa intendo dire, che Demon’s Souls sia il gioco più difficile degli ultimi anni foreva end eva? Assolutamente no.

Certo, in molti casi può mettere seriamente a dura prova i nervi, ma, in fin dei conti, nulla di diverso da quel che facevano i videogiochi di quindici, venti e trent’anni fa. Anzi, in un certo senso è anche più facile, dato che il gioco non è sleale nei confronti del giocatore, dandogli sempre la possibilità di superare i nemici con la giusta accortezza. Allora com’è che ‘sto gioco ha ottenuto tutta ‘sta considerazione e la fama che n’è venuta?

Se ci pensi n’attimo, la risposta è piuttosto semplice: il settore videoludico, a un certo punto, di anno in anno è cresciuto a livelli abnormi. Tanto per capirci, mettendo insieme il primo “Super Mario Bros” e “Pac-man“, due capisaldi dell’intera storia dei videogiochi che pure i sassi di Marte conoscono, e facendo una media del ciclo vitale delle console su cui giravano, insieme in più o meno vent’anni non arrivano a cinquanta milioni di copie vendute. Se prendo “G.T.A. V“, pubblicato a Settembre 2013, a Maggio di quest’anno – quindi due anni e mezzo all’incirca – ha venduto la bellezza di sessantacinque milioni di copie.

Questi numeri, sono l’ineluttabile prova di come questo media sia cresciuto; ergo, diventa lapalissiano poi che a fronte di numeri simili, l’industria tenti di “livellarsi”, adattarsi se vogliamo, a un bacino d’utenza quanto più ampio possibile. Per estensione, ciò significa anche che inevitabilmente il livello di “sfida” medio dei videogiochi, proprio in virtù di quanto suddetto, si sia poi abbassato. Cosa questa, che a molti giocatori della mia epoca non è mai andata giù e di cui costantemente si lamentano e a cui inoltre, i giocatori più giovani fanno eco.

Attenzione però, perché personalmente sono di un altro avviso: se tutto quello appena detto è vero, c’è anche da considerare l’altro lato della medaglia. Senza che risaliamo all’uomo di Neanderthal, ma giusto alla sesta generazione di console (Playstation 2, GameCube, Xbox ecc. ecc.) un gioco, se durava una mezza dozzina di ore era pure parecchio. Dalla loro, i videogiochi del passato, non potendo contare sulla tecnologia oggi a disposizione, sopperivano elevando il livello di sfida a proporzioni tali da esasperare e sfiancare il giocatore.

Voglio dire, anche se è lecito lamentarsi di giochi che ti portano con la manina dall’inizio alla fine, c’è sempre da fare i dovuti distinguo e i conti con ciò che si ha davanti. Un tempo, anche solo per capire cosa cazzomannaggia dovevi fare in un gioco, se ne andavano giorni. Ora, anche se per la maggiore non è più così che vogliamo dire, che i giochi, tutti e nessuno esluso, siano peggiorati? Ma neanche per sogno. Anzi. Finalmente mentre gioco posso seguire una storia anziché dovermela leggere sul libretto.

A ogni modo, alla fine della fiera sorvolando su tutto cerchiamo di non perdere mai di vista una semplice cosa: che i videogiochi sono semplice intrattenimento.

Detto questo, anche per oggi è tutto.

Stay Tuned e sopratutto Stay Retro.

Retronauta

Il Sotterraneo è la casa del Retronauta, il tuo amichevole ricordatore di quartiere.

One thought to “I 10 videogiochi più duri di un chiodo da bara – From 80’s to oggi”

  1. io da appassionato di retrogames li conosco praticamente tutti quelli che hai citato fino al 2000.

    ecco è un gran bel gioco, ce l’ho e ogni tanto lo rigioco

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